Pensarsi e dirsi insieme come cristiani nella società

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Mentre in Italia prosegue con prudenza e discernimento la riflessione ecumenica su forma, contenuti, composizione e regolamento della nascente “Consulta nazionale per l’Ecumenismo”, può essere prezioso osservare quanto organismi analoghi già presenti in altre nazioni abbiano saputo offrire alle rispettive chiese, ai loro fedeli e alla società tutta. Il fatto che cristiani di diverse confessioni riescano a riflettere insieme su tematiche cogenti, a pensarsi e a dirsi – con voci e timbri differenti ma composti in una sinfonia armonica – è dono che arricchisce la loro testimonianza di fede e la stessa convivenza civile.

Ne è un esempio fecondo la riflessione che da anni la chiesa cattolica e la chiesa evangelica luterana in Germania stanno conducendo insieme sulle problematiche etiche relative al “fine vita” e al cosiddetto “testamento biologico”. Sollecitate dalla discussione che per anni ha coinvolto la società e il parlamento tedesco, fino all’approvazione dell’attuale legge nel giugno 2009, le due chiese più rappresentative in Germania (che pur hanno alle spalle secoli di silenzio ostile e solo pochi decenni di dialogo ecumenico) fin dal 1999 hanno predisposto un documento – Disposizioni sanitarie del paziente cristiano – che, oltre a fornire orientamenti ai fedeli delle rispettive chiese, ha contribuito enormemente alla riflessione su un’etica condivisa riguardo al fine vita. Il documento ha poi seguito l’evolversi della riflessione antropologica, bioetica e politica alla base del processo legislativo, elaborando un pensiero teologico e pastorale progressivamente sempre più adeguato agli interrogativi più profondi che abitano il cuore e la mente di ogni essere umano. Rivisto una prima volta nel 2003 e una seconda nel 2011 – dopo l’approvazione della legge – il documento pastorale delle chiese di Germania contiene anche un modello di dichiarazione per agevolare la redazione delle disposizioni anticipate di trattamento.

Ma l’aspetto forse più interessante di questo sapiente lavoro è proprio quello ecumenico: nel testo redatto da teologi e pastori delle due confessioni cristiane, infatti, vengono esposti chiaramente sia i fondamenti biblici e teologici condivisi sia i comportamenti conseguenti. E, per questi ultimi, su alcuni aspetti specifici, si evidenziano alcune opzioni non concordi, fornendo le motivazioni delle rispettive diverse conclusioni pratiche.

Ne risulta in maniera evidente che questa ricerca di “una voce sola” dei cristiani nella società non è finalizzata alla creazione di un gruppo di pressione, né deriva da un desiderio mondano di sommare le forze delle rispettive compagini ecclesiali per “contare di più” in una società ormai postcristiana. Lo scopo perseguito e il risultato raggiunto è invece duplice: da un lato offrire ai propri fedeli una bussola che abbia come criterio orientativo la parola di Dio e la grande tradizione cristiana, d’altro lato testimoniare nei fatti come il messaggio cristiano possieda una valenza di umanizzazione, una capacità di fornire senso all’esistenza di ciascuno e alla convivenza civile nella società contemporanea.

Forse proprio questa è una delle sfide decisive che l’ecumenismo dovrà affrontare – soprattutto nei paesi di “antica cristianità” – per per restituire all’evangelizzazione e alla missione la loro valenza originaria di annuncio credibile di una buona notizia per il mondo, di una speranza davvero per tutti.