22 ottobre 2026
Il vangelo presenta parole di Gesù che disturbano il nostro modo di pensare “religiosamente corretto” e svelano che questo atteggiamento non è che addomesticamento dello scandalo evangelico, spegnimento della forza d’urto delle parole di Gesù, ripiegamento sulla piccolezza dei nostri orizzonti morali e delle nostre piccole ideologie, le ideologie prêt à porter disponibili sul mercato.
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21 ottobre 2026
Nei primi secoli la chiesa attendeva con grande fervore il ritorno del Signore; era presente nelle comunità cristiane una forte tensione escatologica alimentata anche dalle persecuzioni. In una situazione di sofferenza si attende con più forza la liberazione.
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20 ottobre 2026
“Mantieni il tuo cuore vigilante, perché da esso dipende la vita”: questo versetto del libro dei Proverbi (Pr 4,23) unito all’esortazione di Paolo: “Vigilate, siate saldi nella fede e agite con coraggio” (1Cor 16,13) possono essere una buona chiave di lettura del brano evangelico odierno nel quale Gesù stesso esorta i suoi discepoli alla vigilanza, alla prontezza. Vigilanza e prontezza per accogliere il Signore.
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19 ottobre 2026
Gesù ha appena detto alla folla dei suoi discepoli di non preoccuparsi di come dovranno difendersi di fronte a capi e autorità, perché lo Spirito santo insegnerà loro ciò che dovranno dire (Lc 12,12) ed ecco che subito – “allora” (v. 13) – uno dalla folla gli mette davanti una preoccupazione di tutt’altro genere: spartire l’eredità tra fratelli! Gesù sembra ignorare la richiesta, anzi, respingerla: “Sono forse giudice o arbitro tra voi?”. Non sono piuttosto vostro servo, vostro fratello, venuto nel mondo per servire e per rendervi partecipi dell’eredità del Padre mio e vostro?
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17 ottobre 2026
“Signore mio Dio, in te mi rifugio
salvami e liberami da chi mi perseguita
altrimenti mi sbranerà come un leone
mi divorerà e nessuno mi libererà.” (Sal 7, 2-3)
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16 ottobre 2026
Gesù attira a sé migliaia di persone. Ognuna è lì per lui, con motivazioni e storie diverse, un po’ come noi che nella nostra storia di sequela ci troviamo a condividere tratti di questo cammino con persone anche molto diverse da noi. In questa folla indistinta si radunano i primi discepoli e gli ascoltatori dell’ultima ora, alcuni curiosi e dei farisei, pubblicani e altri pubblici peccatori, donne e uomini, bambini e anziani...
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15 ottobre 2026
“A questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti” – tuona Gesù nel terzo e ultimo movimento del suo attacco a scribi e farisei. Sono parole dure, anche per noi. Ci sconcerta sempre infatti ricevere parole così aggressive dalla bocca di Gesù, ma soprattutto, inconsciamente, sentiamo di far parte anche noi di “questa generazione” chiamata a rendere conto. Sappiamo di essere anche noi responsabili del sangue dei profeti, ma spesso non sappiamo nemmeno riconoscerli, i profeti.
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14 ottobre 2026
Un pranzo ha scatenato una dialettica vivace, per non dire conflittuale, tra Gesù e i farisei e i dottori della legge. Una postura libera da parte di Gesù, senza il ricorso a pratiche purificatrici prima del pasto, ha acceso tra i farisei sconcerto e meraviglia, tra i dottori della legge malcontento e indignazione, fino a diventare per tutti aperta ostilità. Gesù è amico dei peccatori, degli esclusi, degli impuri, ma non disdegna di fermarsi a pranzo da un uomo appartenente a uno dei gruppi più intransigenti rispetto alla legge: persone pie, uomini giusti, irreprensibili, puri, ineccepibili…
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13 ottobre 2026
Gesù accetta l’invito a pranzo da parte di un fariseo e, in maniera provocatoria, si siede a tavola senza avere svolto prima le abluzioni, tipo il lavarsi le mani. Una provocazione che va a segno: il fariseo infatti resta meravigliato del modo di fare di Gesù, del suo disattendere una usanza radicata nella tradizione e rispettata dai farisei, anche se non generalizzata al tempo di Gesù. Meraviglia che fornisce a Gesù l’occasione di focalizzare l’attenzione su un aspetto a lui particolarmente caro, il rapporto ‘esterno-interno’ dell’uomo, l’essere puliti dentro, la purificazione del cuore, e il raccontarlo fuori, con il corpo.
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12 ottobre 2026
Una lettura frettolosa di questo brano può gettarci nello sconforto: chi di noi può proclamare di non avere alcuna parte di tenebra in sé? Come in altre occasioni, abbiamo bisogno di fermarci sulla Parola per giungere, a poco a poco, a trarne conforto, nutrimento… e luce. Possiamo così ripartire da un dettaglio importante: a illuminarci e a mettere in fuga le tenebre è la lampada.
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25 settembre 2026
È Gesù stesso che in questo nostro testo ci chiede di riflettere sulla sua identità. Perché Gesù, che non è un uomo centrato su sé stesso né su quello che gli altri pensano di lui, pone questa domanda? Non è che non sappia quello che la gente pensa di lui essendo a contatto con tutti.
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24 settembre 2026
Troviamo il brano di oggi quasi al termine del capitolo 11 di Matteo in cui vi sono una serie di interventi di Gesù che è importante tenere presenti per comprendere cosa vive e cosa ci trasmette. All’inizio del capitolo ci viene narrata la testimonianza di Giovanni Battista, colui che invita alla conversione, a “preparare la via al Signore” e poi con una parabola Gesù rileva come i contemporanei non abbiano ascoltato e risposto all’invito rivolto loro di vivere in pienezza.
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23 settembre 2026
Nel Vangelo di oggi Gesù innanzitutto convoca a sé: chiama a sé "i Dodici", quegli uomini che, insieme ad altri uomini e donne, lo seguivano nel suo annuncio del regno di Dio, nel suo cercare il regno: cercare di mostrarlo con la sua presenza, con il suo incontrare, con il suo mostrare il volto di Dio.
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22 settembre 2026
Gesù ci invita a entrare in una comunione più grande e questa è la buona notizia della breve pagina evangelica odierna. Lo ha intuito la folla accorsa numerosa ad ascoltare l’insegnamento di Gesù. Tra costoro cercano di farsi largo anche sua madre e i suoi fratelli venuti ad incontrarlo. Sono “fuori” dalla cerchia più vicina al Signore e la loro visita offre a Gesù l’occasione per esprimere una considerazione su ciò che fonda la relazione con lui e tra i discepoli. Questo detto è riportato da tutti e tre i vangeli sinottici, segno che doveva aver colpito i suoi discepoli; significativamente Luca lo colloca a conclusione dell’insegnamento sull’ascolto della Parola.
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