Disponibili a una presenza

Foto di Hasan Almasi su Unsplash
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19 giugno 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 10,21-24 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 21Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 22Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
23E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. 24Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».


Il vangelo proclamato oggi, nella memoria di san Romualdo, ci conduce al cuore della rivelazione cristiana. Gesù non comunica semplicemente un insegnamento, ma svela il modo sorprendente con cui Dio si lascia conoscere. Tutto nasce da una gioia profonda: “Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo” (v. 21). È uno dei rari momenti in cui il vangelo ci apre all'interiorità di Cristo, la cui lode sgorga dal vedere compiersi il progetto del Padre: “Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (v. 21).

Gesù non condanna l’intelligenza né lo studio. La sapienza, infatti, è dono di Dio (cf. Pr 2,6). Il problema non è il sapere, ma l’assolutizzazione della conoscenza. I “sapienti e i dotti” si chiudono nelle proprie certezze, convinti di possedere la verità; i “piccoli”, invece, non sono gli ingenui o gli ignoranti, ma gli umili: persone interiormente libere, capaci di ascolto, di stupore e di accoglienza. Questo ribaltamento attraversa tutta la Scrittura: Anna canta un Signore che “innalza il povero dalla polvere” (1Sam 2,8); Isaia annuncia che Dio farà perire “la sapienza dei sapienti” (Is 29,14); Maria proclama che il Signore “ha disperso i superbi” (Lc 1,51). Dio non esalta la debolezza, ma l’umiltà: quella disposizione del cuore che libera dall'egocentrismo, svuota dalle false sicurezze e fa spazio all'iniziativa divina.

Il centro del brano è la rivelazione del mistero trinitario: “Nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo” (v. 22). La conoscenza di Dio non è il risultato di uno sforzo intellettuale, ma un dono che nasce da una relazione intima. Il Padre si rivela nel Figlio e lo Spirito santo è la gioia e la comunione che li unisce.

In questa luce appare più chiara la differenza tra guardare e vedere. Molti guardano gli eventi, i segni e perfino le opere di Dio, ma non riescono a riconoscerne il significato profondo. Vedere, invece, significa lasciarsi raggiungere dalla presenza di Dio. I sapienti rischiano di fermarsi solo alla superficie delle cose; i piccoli, invece, ricevono occhi capaci di andare oltre le apparenze.

Questa pagina evangelica è particolarmente attuale. Viviamo nell’epoca dell’informazione illimitata, nella quale si accumulano dati e competenze, ma spesso crescono anche la solitudine e lo smarrimento interiore. Si può sapere molto e, allo stesso tempo, non sapere più perché si vive. Quando l'uomo si convince di bastare a sé stesso, smette di cercare e di lasciarsi incontrare. San Romualdo ha incarnato questa verità scegliendo il silenzio, la preghiera e il deserto, non per fuggire dal mondo ma per liberarsi da ciò che impedisce di ascoltare Dio. La sua “piccolezza” fu disponibilità totale a una Presenza.

Per questo il brano culmina in una beatitudine: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete” (v. 23). Gesù aggiunge che “molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro” (v. 24). In lui si compie l’attesa dei profeti e si realizza la speranza di Israele. Anche oggi la rivelazione continua a passare attraverso i piccoli: ricevendo occhi capaci di riconoscere il Signore nella storia, essi illuminano il nostro tempo con la forza silenziosa di chi ha incontrato il Padre, conosce il Figlio e si lascia guidare dallo Spirito santo.

 sorella Mónica