“Gesù disse: ‘È compiuto!’” (Gv 19,30). Quello che i capi dei giudei avevano in mente da settimane è stato perpetrato: Gesù è morto con la complicità dell’occupante romano, per una parvenza di legalità; di fatto, freddamente assassinato. E “loro” si sentono sollevati. Con questa morte si volta pagina, definitivamente. Non è forse l’esito normale del processo che quel disgraziato stesso aveva imprudentemente innescato? Assassinio politico, come avevano suggerito alle orecchie compiacenti di Pilato (“Non abbiamo altro re che Cesare”: Gv 19,15), mentre per i giudei si tratta piuttosto di un omicidio religioso, la giusta punizione per una bestemmia: “Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio” (Gv 19,7).
Fratelli e sorelle, nel Prologo della sua Regola Benedetto fa un avvertimento chiedendo a ogni monaco una vigilanza, un’attenzione, un vero e proprio stato di allerta per poter procedere nella vita spirituale. Benedetto dice: “È ormai ora di svegliarci dal sonno” (Rm 13,11), e poi ci invita: “Aperti gli occhi alla luce divina, ascoltiamo la divina voce che chiama ogni giorno: ‘Se voi ascoltate oggi la mia voce, non indurite il vostro cuore!’ (Sal 95,8)” (cf. RB, Prologo 8-10).
Il peccato disgrega la volontà, deturpa la personalità e scioglie la consistenza dell’anima: non siamo più in grado di resistere alla tirannia del vizio e alla lusinga del peccato. Infatti, come il topolino cade sotto gli artigli del gatto non appena viene sorpreso, così la forza del peccatore si dissolve al minimo cedimento al vizio; e come il cuore dell’antilope si arresta alla vista del leone ed essa cade morta tra le sue zampe, così il peccatore si consegna ai pensieri cattivi.
Dinanzi alla violenza, costitutiva di ogni società umana, il Gesù del discorso della montagna invita a rispondere con un mutamento radicale, un’opposizione non violenta che è una vera e propria dichiarazione di guerra alla violenza degli uomini.