Libro plurale e dialogico

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La Bibbia si presenta come un complesso di libri, una biblioteca che riunisce testi differenti. Il termine stesso “Bibbia” è traduzione italiana del neutro plurale greco tà biblía, “i libri”. La Bibbia è un libro di libri: quarantasei libri formano l’Antico Testamento e ventisette il Nuovo Testamento. 

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Scrittura e incarnazione

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La lettura credente della Scrittura la confessa come corpo di Cristo: “Il suo corpo è la trasmissione ininterrotta delle Scritture”; il corpo scritturistico è tradizionalmente considerato, per analogia con il corpo fisico del Cristo, come forma di incorporazione del Logos. Come c’è una kenosi, una discesa della Parola nella carne (sàrx), così c’è una kenosi, un abbassamento della Parola in parole umane, in parole scritte (graphé).

 

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La Bibbia: un libro pericoloso

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Ogni lettura seria della Bibbia implica un coinvolgimento personale, non una semplice adesione mentale a delle posizioni astratte. Ma il coinvolgimento è pericoloso poiché ci lascia aperti a delle conclusioni imprevedibili: ecco perché preferiamo non restarne coinvolti, se possibile.

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La spada della Parola

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Qual è la spada che Gesù porta? Non è la spada del guerriero. Gesù è un profeta disarmato. I suoi discepoli avevano un paio di spade, ma quando Pietro la brandì nel Getsemani, per colpire il servo del sommo sacerdote, Gesù per primo gli intimò di riporre la spada nel fodero, “perché tutti quelli che prendono la spada, periranno di spada” (Matteo 26,52

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La fonte della Parola

Chi è capace di comprendere tutta la ricchezza di una sola delle tue parole, o Dio? Ciò che noi ne comprendiamo è molto meno di quanto ne tralasciamo, proprio come avviene agli assetati che si abbeverano a una fonte. Le prospettive della tua parola sono numerose, così come sono numerose le prospettive di coloro che la studiano.

 

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Abitare il silenzio

Una conversazione d’amicizia, d’amore, non è fatta solo d’uno scambio di parole. Comporta anche dei silenzi, che ne sono spesso i momenti culminanti, dei silenzi che possono essere il frutto immediato della recezione della Parola: momenti, in cui portiamo nel cuore questa Parola ed in cui ci lasciamo portare da essa; o dei silenzi che, da parte nostra, possono essere più eloquenti che un fiume di parole per dire a Dio la nostra povertà di fronte a lui, la nostra attesa, la nostra attenzione, o ancora l’abbandono della nostra volontà, il dono di tutto il nostro essere.

 

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Alcune indicazioni per la lettura della Bibbia

La Scrittura e l’esempio di Gesù forniscono alcune indicazioni per la lettura della Scrittura:

1. Il criterio dossologico-sintetico. Al di là della lettera dello “sta-scritto” e del dettato della Legge Gesù cerca e discerne la volontà del Legislatore (cf. Osea 6,6 citato in Matteo 9,13; 12,7) e sintetizza tutta la Legge nel comandamento principale di amare Dio con tutto se stesso e il prossimo come se stesso

2. Il criterio pratico. Si legge la Scrittura per obbedirle e metterla in pratica. La Scrittura la si comprende non parlandone, o soltanto studiandola, ma vivendola, mettendola in pratica; cioè, in definitiva, amando come Cristo ha amato noi.

3. Il criterio dell’oggi. La Scrittura parla della e alla propria esperienza oggi (cf. Prima lettera ai corinti 10,11). Leggere la Scrittura non si risolve in un vago spiritualismo o in uno sterile moralismo, ma è il luogo della conversione, del cambiamento, della scelta

4. Il criterio dell’integrità. Occorre leggere la Bibbia così come ci è stata tramandata senza aggiungere e togliere nulla

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Prima l'ascolto

"Parla, Signore, che il tuo servo ascolta'' (1 Libro di Samuele 3,10): queste parole esprimono bene il fatto che l'ascolto, secondo la rivelazione ebraico-cristiana, è l'atteggiamento fondamentale della preghiera. E contestano un nostro frequente atteggiamento che si vuole di preghiera ma che riduce al silenzio Dio per lasciar sfogare le nostre parole. Dunque la preghiera cristiana è anzitutto ascolto: essa infatti non è tanto espressione dell'umano desiderio di autotrascendimento, quanto piuttosto accoglienza di una presenza, relazione con un Altro che ci precede e ci fonda.

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