Giustizia e misericordia
16 marzo 2026
Dal Vangelo secondo Marco - Mc 10,1-16 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù 1venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. 2Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. 3Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». 4Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». 5Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. 6Ma dall'inizio della creazione li fece maschio e femmina; 7per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie 8e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. 9Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 10A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. 11E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; 12e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio». 13Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. 14Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. 15In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». 16E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.
“Signore, Dio fedele
tu ci vedi esitare costantemente
tra l’affermazione della tua giustizia
e la conoscenza della tua misericordia:
donaci la vera umiltà che sa fare silenzio di fronte alla tua verità
manifestata nella croce di Cristo
tuo Figlio, unico Signore”.
(Lodi del sabato di Quaresima da: La preghiera dei giorni)
Mi sono tornate alla mente queste parole di fronte al brano del Vangelo di oggi: il nostro Dio è giustizia e misericordia: giustizia che noi affermiamo e invochiamo di fronte agli eventi del mondo così provato; misericordia di cui abbiamo fatto esperienza diretta in tanti momenti della nostra vita.
La verità del nostro Signore è giustizia e misericordia, parole che noi facciamo fatica a tenere insieme.
Dobbiamo allora rifarci alla vita di Gesù come criterio ermeneutico per interpretare le sue parole, ricordarci che il Vangelo non è una serie rigida di norme, ma resta per noi la buona novella, la via che ci apre alla salvezza e alla consolazione, ad una ri-nascita continua.
Come leggiamo dunque questo testo? Come un capestro quasi impossibile da portare o un modo per comprendere meglio la volontà di bene e di pace che Dio vuole per noi e per le nostre vite?
Mosè aveva permesso il ripudio della propria moglie per la durezza del cuore degli uomini. Gesù sa che siamo deboli: per noi è difficile una vera fedeltà fino alla fine della nostra storia, della nostra vita. Egli prende atto della realtà di molti uomini, ma risale alla volontà di Dio che quando ha creato gli esseri umani li ha creati perché la loro fedeltà fosse specchio della fedeltà di Dio per tutta l’umanità.
La Scrittura continua ad accompagnarci nelle nostre storie, ci invita a leggere in profondità la nostra storia personale, le nostre cadute, riconoscendole come tali. Ma dopo i nostri fallimenti il Signore non ci chiude il futuro ma ci invita ad andare oltre, nella libertà e nella responsabilità.
La vita alla sequela del Signore è un cammino fatto di cadute da cui possiamo rialzarci prendendo coscienza delle nostre debolezze e fatiche: Gesù è venuto a chiamare non i giusti, non chi si sente giusto perché sempre attento alle norme della legge, ma i peccatori, chi si riconosce debole.
Mi sorprende inoltre come Gesù in questo brano sottolinei l’uguaglianza tra maschio e femmina: i versetti 11 e 12 sono simmetrici, non c’è disparità di genere, la sua attenzione e preoccupazione è unicamente verso chi è ultimo, chi è ripudiato, lasciato in balia di se stesso, sia donna che uomo.
E segue il brano di Gesù con i bambini. Si apre con l’atteggiamento dei discepoli che è, di nuovo, di chi non ha capito nulla, o poco, della grande novità portata dall’annuncio di Gesù. Gesù ci invita ad accogliere il Regno come lo accoglie un bambino. È un’immagine molto bella. Di fronte ad un bambino siamo sempre attratti dal suo sguardo e se il suo sguardo incrocia il nostro si apre ad un sorriso, chiunque noi siamo. Il bambino ci accoglie, è fiducioso del nuovo rapporto che si instaura con noi. È felice e così anche noi.
Accogliamo così il Regno, come i bambini, ma da adulti, provati da tante cadute, sapendo che troveremo pace, verità, amore, giustizia e misericordia. Possiamo fidarci.
sorella Margherita