“Per Te le tenebre sono come luce”
11 marzo 2026
Dal Vangelo secondo Marco - Mc 9,1-13 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 1«In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza». 2Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro 3e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. 4E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. 5Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». 6Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. 7Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l'amato: ascoltatelo!». 8E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
9Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risorto dai morti. 10Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
11E lo interrogavano: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». 12Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell'uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. 13Io però vi dico che Elia è già venuto e gli hanno fatto quello che hanno voluto, come sta scritto di lui».
Dopo sei giorni dall’annuncio della passione e dalla reazione di Pietro a queste parole, dopo sei giorni dall’annuncio della necessità per ogni discepolo del Signore di rinnegare se stesso e prendere la propria croce e seguirlo, Gesù è trasfigurato, Mosè ed Elia conversano con lui e una nube luminosa avvolge i discepoli con la sua ombra.
Gesù, che aveva abbandonato la forma di Dio per assumere quella di uomo (cf. Fil 2,6-7), si immerge ora nella forma di Dio e della sua gloria. Pietro grida la sua gioia: “è bello essere qui”; sembra voler riprendere l’antico desiderio di Davide (cf. 2Sam 7,2), quello di costruire un tempio, una casa per il Signore: “Se vuoi, costruiamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”, ma già i profeti criticavano i progetti di “case” per Dio (Is 66,1-2: “Quale casa potreste costruirmi? In quale luogo potrei fissare la mia dimora?”).
Pietro continua a pensare secondo gli uomini e non secondo Dio, non sa quello che dice. La risposta è data da quella nube luminosa che avvolge Cristo e i suoi discepoli, quell’unica tenda, quell’essere fatti uno in Cristo. E la voce dal cielo è la stessa che è risuonata nel battesimo (cf. Mc 1,10-11); là si trattava di un dialogo tra il Padre e il Figlio, qui l’annuncio è dato ai discepoli. “Ascoltatelo”, ascoltate lui non altre voci seducenti, ascoltate lui e non le voci che risuonano dentro di voi.
Noi facciamo quotidianamente esperienza di una mancanza, di un limite, di una ferita, che leggiamo come impedimento alla nostra gioia, a quella pienezza di vita che desideriamo con tutto il nostro essere, e sogniamo, cerchiamo, scrutiamo ogni via possibile per uscire da questa situazione di mancanza, di indigenza, rincorrendo l’illusione che la sola via d’uscita sia collocata “altrove” (alibi), da qualche parte, in un’altra via, non quella che va verso la croce. Il vangelo di Matteo è ancora più esplicito nel riportare la reazione di Pietro: “Si mise a rimproverarlo dicendo: “Dio te ne scampi, Signore! Non sia mai!” (Mt 16,22); ma dentro queste parole sono contenute anche le nostre: “Dio ce ne scampi, Signore! Non ci accada mai!”. La Trasfigurazione è la risposta alla ribellione di Pietro, alla protesta, a quel rifiuto che è anche il nostro, dinanzi all'annuncio di un Messia che accoglie passione e morte da parte degli uomini per dare loro la vita.
La Trasfigurazione non è rifugio nel sogno, nell’illusione, ma sta nell’accettazione e nell’obbedienza a ciò che è, a ciò che accade, all’altro così come è e come Dio lo ha donato, alle contraddizioni della vita e della storia lasciandoci portare là dove non vorremmo andare, ripetendo in cuore: “Signore, tu sai tutto, tu sai che ti voglio bene” (Gv 21,17). Questo non significa chiudere gli occhi dinanzi alla realtà, non vedere il male che incanta e seduce gli uomini; anzi, occorre lucidità grande per discernere il Divisore che “si traveste da angelo di luce” e ci propone le sue diaboliche trasfigurazioni (cf. 2Cor 11,14).
“Io sono la luce del mondo; chi segue me avrà la luce della vita” (Gv 8,12). L’essere trasfigurati in Cristo si compie nell’accettazione della croce, nell’acconsentire, giorno dopo giorno, a dire di no a noi stessi, nel vivere la fatica di restare dentro quella via stretta che porta al Golgota fino a discernere, anche dentro le tenebre, la luce del Signore che trasforma le tenebre in nube luminosa.
sorella Lisa