Tre inviti

Foto di Matheo Jbt su Unsplash
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29 gennaio 2026

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 4,21-25 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù 21diceva ai suoi discepoli: «Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? 22Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. 23Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
24Diceva loro: «Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. 25Perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha».


Il vangelo di oggi contiene tre inviti.

Il primo è un invito alla trasparenza, alla limpidezza, alla luminosità. È appello a vivere nella luce e non nelle tenebre, al chiaro e vero e non nello scuro e ambiguo. “Viene forse la lampada” sembra più una personificazione, ma come può una lampada venire a noi? E allora la lampada è il Signore, che con la sua presenza e la sua parola porta luce, forza per uscire dal male che ci abita per vivere nella libertà. Spesso noi dimentichiamo questo appello che il Signore ci rivolge, preferiamo restare nei nostri cammini tortuosi dentro di noi, piuttosto di uscirne con semplicità, accettando quello che siamo nel profondo, perché ciò che viene messo alla luce è come se perdesse il suo potere negativo. “Tu, tu solo, Dio giusto, che scruti il cuore e il profondo” (Sal 7,10). Non dobbiamo temere, il Signore ci conosce nel profondo e ci ama. “Nemmeno la tenebra per te è oscura, la tenebra per te è come la luce” (Sal 139, 12).

Il secondo invito è all’ascolto. All’ascolto dell’altro e a quello che produce in noi, come lo misuriamo perché come noi ci poniamo nell’ascolto dell’altro, lo stesso ascolto sarà riservato a noi. È un ascolto che cerca di capire, di comprendere, di portare alla luce il bene dell’altro o è un ascolto che conferma sempre il proprio giudizio, spesso negativo, che lo chiude nel suo limite, nella sua sofferenza e non porta spiragli di fiducia, di speranza, di cambiamento? Spesso prima del nostro comportamento verso l’altro, c’è il nostro ascolto che dà per scontato che l’altro sia ciò che io penso sia, che non sa cogliere in profondità e legge e valuta sempre con gli stessi parametri. Spesso vorremmo che l’altro cambiasse, ma noi siamo capaci di dargli lo spazio, il tempo, l’affetto per questo cambiamento o pensiamo e agiamo con altro come se lui fosse così e basta? Quale gioia e pace ci donano l’incontro e lo scambio con un altro con cui sentiamo e sperimentiamo sintonia, comprensione, incoraggiamento, e che valuta temporaneo, di passaggio ciò che per noi in quel momento è pesante, faticoso, a volte senza speranza e via di uscita! Ecco, questo deve essere l’ascolto che doniamo a ogni altro che incontriamo, questa è la misura con cui dobbiamo misurare; ma come è difficile essere con questo atteggiamento di ascolto con chi conosciamo da tempo e ci è vicino! Il nostro quotidiano incontrarci però è il primo luogo per questo appello del Signore.

Il terzo invito è alla veridicità, all’essere veri con se stessi. Se nella nostra vita quello che viviamo fuori non corrisponde al nostro cuore, se siamo illusi di noi stessi, se il nostro cuore è chiuso, indurito, gelido, allora sarà un cuore che non potrà ricevere nulla e anche quel poco che aveva fuori sparirà. Se, invece, il nostro cuore è aperto e si lascia ferire dall’amore, allora sarà colmato dall’immenso amore del Signore. A noi cercare di custodire un cuore di carne che non permette alle sofferenze e alle contraddizioni della vita di indurirsi. Il Signore ci doni di aver cura del nostro cuore, affinché sia buono e capace di amore sempre.

sorella Roberta


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