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Il tempo e lo spazio complessi in cui ci troviamo a vivere, fatti di confini sempre meno definiti, di migrazioni, di viaggi, di persone che per mille ragioni si trovano a vivere la condizione di stranieri o di ospiti, ci stimolano a riflettere sulle dimensioni dell’accoglienza e dell’ospitalità, praticate da sempre in tutte le culture. Conosceremo, attraverso la lettura di alcuni passi della Bibbia, qualcosa di più sulla figura dello straniero, del pellegrino, del viandante. Testi per riflettere, per interrogarsi, per vivere bene e non avere paura di confrontarsi con una realtà sempre più complessa e plurale.

Gesù, straniero sulla terra

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“Il mio regno non è di questo mondo” (Gv 18,36), rivela Gesù a Pilato durante l’interrogatorio del processo narrato nel Vangelo secondo Giovanni. Così Gesù prende posizione contro le categorie autoreferenziali e autosufficienti del potere, e dichiara la sua stranierità rispetto a “questo mondo”. Se il regno di Gesù fosse di questo mondo, i suoi servitori avrebbero combattuto perché non fosse consegnato ai sommi sacerdoti e poi ai romani (cf. Gv 18,36).

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Donne straniere nella genealogia di Gesù

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L’albero genealogico di Gesù, nel primo capitolo del vangelo di Matteo, in apparenza elenca una serie di antenati illustri, come Abramo, Isacco, David, Salomone, interrotto quattro volte dalla menzione di antenati per niente ragguardevoli, anzi proprio di cattiva reputazione: sono le donne Tamar, Raab, Rut e Betsabea, straniere, moralmente reprensibili, o entrambe le cose.

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