Intervento dell'Arcivescovo Antonio Mennini

XVII Convegno Ecumenico Internazionale di spiritualità ortodossa
LA LOTTA SPIRITUALE NELLA TRADIZIONE ORTODOSSA
Bose, 9-12 settembre 2009
in collaborazione con le Chiese Ortodosse

l'Arcivescovo Antonio Mennini, Nunzio Apostolico, rappresentante della Santa Sede nella Federazione russaINTERVENTO DELL'ARCIVESCOVO ANTONIO MENNINI

Bose, 09 settembre 2009

Eminenza reverendissima, Eccellenze
cari amici, cari fratelli e sorelle,
cari organizzatori di questo convegno

è con viva gioia e riconoscenza che rivolgo il mio saluto a tutti voi al termine di queste giornate di intenso lavoro che quest'anno, ormai il diciassettesimo, ha visto il vostro tradizionale appuntamento ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa dedicato al tema della "Lotta spirituale nella tradizione ortodossa".

Sono insieme a sua eccellenza l'arcivescovo di Elista Zosima, che come avete ben sentito si è detto ben lieto di essere qui in mezzo a noi, per conoscere un centro di cui aveva già sentito parlare con grande stima e attenzione e di porgervi il suo fraterno saluto.

Ritornando per una breve riflessione al tema prescelto, va premesso, probabilmente, che nulla parrebbe talmente lontano dalla mentalità e dalla priorità che si pone oggi l'uomo nella società secolarizzata, sia in occidente come nell'oriente europeo o in Russia, eppure appartiene al poeta Rimbaud una definizione di ascesi che ne sottolinea il carattere esistenziale e impegnativo, "è un combattimento spirituale" dice infatti il poeta, “più duro che ogni battaglia di uomini”. In che cosa consiste la serietà di questa sfida lanciata all'uomo, solo di fronte a se stesso, nei profondi recessi della sua anima?

Io lo direi così: è un appello alla libertà dell'uomo, alla sua capacità creativa, positiva, la chiamerei una chance per uscire dalla condizione di sonnambulismo quotidiano in cui ci troviamo a vivere. In ciò in cui l'uomo moderno vede semplicemente un elemento di mortificazione, quindi un elemento negativo, l'uomo medioevale, e accomuno in questa definizione tanto l'esperienza della tradizione cristiana orientale, tanto i padri e asceti occidentali, ai primi strettamente legati e in qualche modo da essi dipendenti, ci basti pensare a san Benedetto, vede anzitutto "l'aspetto della trasfigurazione nella sua antinomicità di morte e resurrezione", come dice Olivier Clement a questo proposito:

"il combattimento spirituale fa appello alla capacità della persona, mediante la propria adesione alla grande metamorfosi cristica, di trasfigurare nello Spirito santo il proprio rapporto con i materiali che gli sono imposti dal mondo: il suo patrimonio genetico, il suo condizionamento psicologico e sociale… e con ciò trasfigura quei materiali stessi".

Ma ciò che i padri concordemente sottolineano, e sulle loro orme gli autori dei trattati di ascetica cristiana di tutti i tempi, è che è il Verbo ad agire. Dobbiamo collaborare con Lui, non tanto con una tensione volontaristica, quanto con una attenzione di amore.

Mi è capitato qualche mese fa di ascoltare nell'ambito di un convegno dedicato alla figura del metropolita Anthony di Surož, grande pastore della chiesa ortodossa russa, una lezione incentrata sulla sua concezione di santità, dove l'accento era posto sull'antinomia tra la perfezione a cui siamo chiamati dall'esigente imperativo che echeggia nella scrittura: "Siate santi, siate perfetti come il Padre mio!", e l'impossibilità per l'uomo di realizzare questa sua vocazione. Eppure nella Bibbia troviamo alcuni casi in cui l'uomo dimostra sorprendentemente dei tratti divini di santità, si comporta come Dio non pretende neppure dall'uomo, ma come Lui stesso si comporta continuamente nei confronti dell'uomo, cioè usando una misericordia, un amore incommensurabile alla risposta che gli viene data. Il metropolita Anthony esemplifica tale comportamento nelle figure di David nei confronti di Saul, sebbene questi si trovi in suo potere, o di Rut che sacrifica tutto alla suocera che la serve lasciando la propria casa e il proprio popolo. Ciò che è più sorprendente in queste figure, ciò che maggiormente colpiva quanti li attorniano, conclude il metropolita Anthony, è che attraverso il loro agire si svelano i tratti inconfondibili, certi di Dio, che nel Nuovo Testamento assume un volto e un’identità precisa, quella del Salvatore in cui si compone l'antinomia divino umana.

A questo proposito non può non colpire l'analogia del sentire, del vivere l'ascesi in una santa dei nostri giorni, indubbiamente esperta e maestra nel combattimento spirituale. Mi riferisco a santa Teresina di Lisieux che poteva dire: "Quando faccio del bene è Cristo che agisce in me". L'ascesi è dunque un atteggiamento di stupore di fronte allo svelarsi di Dio nella storia e il trepidante assecondare questo suo disegno, che si avvale di noi come di suoi strumenti.

Ecco non voglio rubare tempo prezioso al vostro lavoro ma desideravo condividere con voi alcuni brevi spunti di riflessioni che il tema proposto mi ha suscitato.

Approfitto ancora una volta per salutarvi e formularvi di vivo cuore ogni augurio di feconda missione e vita di comunione.
Grazie!

Arcivescovo Antonio Mennini,
Nunzio Apostolico,
rappresentante della Santa Sede nella Federazione russa

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