Volere una scelta di responsabilità

Monte Athos - La montagna santa. Due monaci vanno in visita da un loro amico a Karoulia ©Rick Findler
Monte Athos - La montagna santa. Due monaci vanno in visita da un loro amico a Karoulia ©Rick Findler

Fratelli, sorelle,

nella nostra Regola si parla in alcuni passi di scelta e di responsabilità. Si parla per esempio della vocazione “ricevuta, accolta e poi scelta” (RBo 10) di “questa vita che ti ha attirato e che hai scelto” (RBo 9); e ancora: “la tua obbedienza è quella di una persona responsabile e viva” (RBo 27). Il primato è e resta del dono, ma il dono, una volta accolto, viene scelto e di esso diveniamo responsabili. Il primato è e resta della grazia, ma questa vita che ha vivificato il nostro vivere diviene un bene prezioso di cui siamo responsabili. Scelta e responsabilità fanno parte della nostra risposta alla vocazione, alla parola del Signore e coinvolgono anche una facoltà che spesso dimentichiamo: la volontà.

Intendiamoci, la volontà, da sola non potrebbe assolutamente reggere una vita, ma senza di essa la nostra responsabilità si muterebbe in irresponsabilità e la nostra scelta non potrebbe reggere la prova della durata e l’impatto con le contraddizioni. La volontà si pone a servizio di un cammino teso verso una meta, mette in conto le difficoltà e le asperità del cammino, sostiene la perseveranza, compie anche sforzi e accetta fatiche in nome del perseguimento della meta del proprio desiderio profondo.

Noi tendiamo a sottrarci alla responsabilità inventandoci alibi e proiettando fuori di noi, negli altri o in eventi della nostra vita, del nostro passato o del nostro presente, ostacoli che ci giustifichino nella nostra accidia o nella nostra demotivazione. Ma vivere è anche volere vivere, e non lasciarsi vivere. La volontà è anche un organo spirituale che ci spinge verso il futuro, è lotta contro il fato e attivazione della nostra libertà, contro quei determinismi che sono prigioni in cui ci chiudiamo privandoci di futuro. Si pensi a quando uno dice “Io sono così, io non posso cambiare”. Quasi che il nostro passato ci tenesse perennemente in ostaggio. Se il volontarismo è un errore umano e spirituale, dagli esiti anche catastrofici, una persona senza volontà abdica alla vita e si fa immagine della morte.

Certo, non basta la volontà, ma è anche grazie ad essa che noi possiamo ricreare la nostra vita e forgiare, dare una forma e un senso anche a ciò che subiamo. E questa, di dare una forma e un senso a eventi indesiderati e perniciosi che ci avvengono, è un’arte fondamentale per vivere. In particolare, per noi che ci siamo consegnati a una vita con una promessa che, fondata sul dono di Dio e sulla fedeltà del Signore, impegna il nostro futuro, occorre ricordare che la promessa è anche memoria della volontà che ci porta a volere ancora oggi ciò che abbiamo scelto anni fa e di cui siamo responsabili. Organo del futuro e della libertà, la volontà ci consente di amare e di fare dell’amore una storia, non un episodio. Agostino ce lo insegna: Amo, volo ut sis: amo, cioè, voglio che tu sia, che tu viva, che tu sia tu. Amare è la fatica che ci impegna a volere il bene dell’altro, a volere che l’altro sia, non sia per me o come me, ma sia e basta.

Perciò, fratelli e sorelle, siamo sobri e vigilanti, perché il nostro Avversario, il divisore, come leone ruggente si aggira cercando una preda da divorare. Resistiamogli saldi nella fede rinnovando ogni giorno la nostra scelta e la nostra responsabilità e lottando contro la tentazione dell’accidia e della demotivazione. E tu, Signore, abbi pietà di noi.

fratel Luciano