Non più solo

8645e822886f4527759df005222b5c86.jpg

Fratelli, sorelle,
dice la nostra Regola:

“Tu ormai non sei più solo! Tu devi contare in tutto sui tuoi fratelli e sulle tue sorelle” (RBo 2)

La solitudine è dimensione paradossale della vita monastica. Entrando in comunità scopriamo per prima cosa la solitudine, ma al tempo stesso scopriamo anche che non siamo più soli grazie alla comunione di chi prima di noi ha camminato sulla via monastica e grazie ai concreti fratelli e sorelle che sono legati in alleanza con noi.

Questa comunione è una grazia: “Da solo avresti potuto ben poco” (RBo 12). È vero: la potenza di una comunità in cui si cerca di vivere la comunione non è dovuta alla somma delle capacità personali di ciascuno. “Unito agli altri dalla stessa vocazione, tu puoi dimorare in una fede capace di trasportare ostacoli grandi come montagne” (RBo 12). La comunione della comunità è evento sacramentale, che consente a Dio di agire. Che chiede però il contare in tutto sui fratelli e sulle sorelle: cioè il fare fiducia a fratelli e sorelle, il fidarsi di loro e l’affidarsi a loro, il promettersi a loro: “insieme ai fratelli e alle sorelle su cui dovrai contare, tu vivrai nella comunità cui Dio ti ha chiamato” (RBo 8). Il contare in tutto significa condividere la vita, ben prima e ben più che delle attività e dei beni spirituali o materiali.

Circa la solitudine noi ne siamo da un lato in ricerca, dall’altro la fuggiamo e la temiamo, spesso ce ne lamentiamo (se ce n’è troppa, se ce n’è poca, quasi che non dipendesse da noi la vita solitaria in cella), a volte la idealizziamo, ce ne forgiamo un’immagine che ci affascina e che magari ci porta a contestare l’esistente, ma poi, altrettanto spesso, non sappiamo viverla nel concreto e nel quotidiano della nostra cella. Tu non sei più solo: è un’affermazione, ma anche una promessa a cui ciascuno di noi è chiamato a dare realizzazione rinnovando quotidianamente il proprio impegno alla comunione. Tu non sei più solo: è una grazia, ma a volte la sentiamo anche come prigione da cui vorremmo evadere con i tanti atteggiamenti di fuga dagli altri che possiamo e sappiamo mettere in atto. Tu non sei più solo: è grazia a caro prezzo che ci dischiude la bellezza e la gioia della comunione e dell’incontro. Tu non sei più solo: è la grande benedizione che ogni giorno si rinnova nelle nostre esistenze e che ci chiede solo di vederla, riconoscerla e accoglierla.

Perciò, fratelli e sorelle siamo sobri e vigilanti perché il nostro Avversario, il Divisore, come leone ruggente si aggira cercando una preda da divorare. Resistiamogli saldi nella fede e perseveranti nel ringraziamento per il dono della vita comune. E tu, Signore, abbi pietà di noi.