Speranze non deluse

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Fratelli, sorelle,

il prologo della nostra Regola continua con queste parole:

“Colui che ti ha chiamato non deluderà le tue speranze, ti renderà saldo e ti difenderà dal Divisore! Ricorda la promessa di Cristo: ‘non c’è nessuno che, avendo lasciato casa, campi, fratelli, sorelle, madre e padre, marito o moglie a causa di me e del Vangelo non riceva il centuplo, insieme alle tribolazioni, ora nella vita presente, e poi la vita eterna’” (RBo 1).

Dietro le parole della Regola si intravedono alcuni rischi della vita monastica: la delusione, la mancanza di saldezza, l’esposizione agli assalti del divisore.

La delusione è un passaggio inevitabile e necessario per chi entra nella vita monastica. Passaggio dalla comunità sognata alla comunità reale, dall’immaginazione alla concretezza: passaggio favorito da quella prova di realtà a cui la formazione deve sottoporre il novizio. La delusione è superata con l’adesione alla realtà. L’instabilità, la mancanza di saldezza, dice il rischio di una vita monastica in cui uno non arriva a mettere radici nel profondo di se stesso, a scendere nel profondo della propria vita interiore, e così anche la sua perseveranza è minacciata.

L’instabilità è vinta con l’assiduo ascolto della parola di Dio, con la pratica dell’interiorizzazione della Parola, e con la preghiera personale. Dice infatti la nostra Regola: “Uno spirito di preghiera robusto ti aiuterà a non scoraggiarti, a non disperarti, a dare unità al tuo essere tanto diviso” (RBo 37).

Gli assalti del Divisore richiedono la capacità di difendersi, di combattere, di discernere i pensieri per conoscere le proprie specifiche fragilità e trovare le adeguate contromisure. Questo terzo pericolo viene affrontato con la pratica della lotta spirituale.

Ora, questi elementi di vita spirituale sono necessari per accogliere la promessa che il vangelo rivolge a chi abbandona tutto per seguire Gesù: promessa del centuplo, certo, ma insieme a tribolazioni. Un’illusione da cui la prova di realtà ci libera è che le avversità, anzi l’avversione degli uni o degli altri, le inimicizie, le tribolazioni, gli odi, non possano o non debbano fare parte della vita monastica. Le ha conosciute Gesù nel suo cammino, le conoscerà chi cerca di seguirne le orme.

Perciò, fratelli e sorelle, siate sobri e vigilanti, perché il nostro Avversario, il Divisore, come leone ruggente si aggira cercando una preda da divorare. Resistetegli saldi nella fede e nell’adesione alla realtà. E tu, Signore, abbi pietà di noi.

fratel Luciano