La probazione della vocazione

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Fratello, sorella, quando giungi in comunità col desiderio di seguire l’Evangelo, tu conosci poche cose di questa vita che ti ha attirato e che hai scelto. Ti occorre dunque un tempo di riflessione e di maturazione della vocazione ricevuta.

Pieno di quell’amore vero che non si accontenta di doni parziali e passeggeri, ti impegni con l’accoglienza liturgica a vivere stabilmente nella comunità la vocazione ricevuta, accolta e poi scelta. Da allora i tuoi atti e i tuoi atteggiamenti prendono una visibilità comunitaria.

Provata la tua vocazione all’interno della comunità, viene per te il momento, fratello, sorella, di dare in modo definitivo questa tua vita a Dio, e di darla davanti alla chiesa. Nella liturgia della professione, invocato lo Spirito santo affinché ti ispiri un consenso degno e incrollabile, tu pronuncerai il “sì” totale, irrevocabile, libero, all’appello di vivere il celibato e la vita comune secondo lo spirito della Regola.
Questo “sì” lo pronuncerai davanti alla chiesa garante e confermante il tuo carisma nello Spirito santo al Padre, per Cristo che è l’Amen eterno, il testimone fedele e verace.

(Regola di Bose 9-11)

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Gli inizi della comunità

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 Fu il bisogno di vivere in modo radicale il desiderio e l’attesa delle promesse del regno a condurre il fondatore della comunità, fr. Enzo, allora studente universitario presso la Facoltà di economia e commercio dell’Università di Torino, a riunire in maniera regolare, a partire dal 1963, nel suo appartamento torinese di via Piave 8, un piccolo gruppo di giovani cattolici, valdesi e battisti.

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Addossati al deserto

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Raccontata in breve la storia degli inizi, è necessario chiarire in quale senso la comunità formatasi e consolidatasi a Bose negli ultimi trent’anni si riconosca nell’alveo della tradizione monastica.
I monaci furono fin dai primi tempi della chiesa uomini e donne che, per poter vivere la vocazione cristiana in modo radicale, sentirono il bisogno di andare in disparte, di vivere ai margini della società e anche della chiesa visibile, a costo di essere marginali. Un monastero è solitamente addossato al deserto, alla montagna, ai boschi...

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Chi sono i Pneumatofori?

Esistono persone “pneumatofore”, portatrici dello Spirito, che passano facendo il bene e lasciando a chi li incontra la chiara percezione di aver ricevuto un dono che viene dal Signore stesso.

Fin dai suoi primi passi la nostra Comunità ha avuto la grazia di essere visitata da alcune di queste persone. Abbiamo voluto ricordarle su una parete degli spazi riservati all’accoglienza, come segno di gratitudine al Signore per avercele fatte incontrare e come memoria della benedizione ricevuta tramite la loro presenza in mezzo a noi.