Il servizio alle chiese

Leggi tutto: Il servizio alle chiese

Fratello, sorella, se sei venuto in comunità non è per te stesso ma per i fratelli, uomini e cristiani. La missione è una funzione di tutta la chiesa, che tu realizzi nelle relazioni con quelli che non confessano Cristo a loro salvezza. La comunità non è fine a se stessa: essa è stata inviata al mondo per annunciare la buona notizia. Il senso della missione deve perciò pervaderla. Per attuare tale missione, la comunità può decidere la creazione di fraternità. Come i discepoli di Cristo inviati a due a due, i fratelli in missione e fraternità sono un segno dell’annuncio del Cristo presente. Fratello, sorella, tu provieni da una chiesa cristiana. Non sei entrato in comunità per rifare una chiesa che ti soddisfi, a tua propria misura; tu appartieni a Cristo attraverso la chiesa che ti ha generato a lui con il battesimo. Riconoscerai perciò i suoi pastori, riconoscerai i suoi ministeri nella loro diversità, e cercherai di essere sempre segno di unità. Guardati dal criticare meschinamente e con amarezza, senza amore, la chiesa. Più volte sarai tentato di farlo. Ma guarda prima la vita della comunità. Non scopri in essa tante deficienze come nella chiesa?

(Regola di Bose 41-43.45)

Continua la lettura

Solitudine e preghiera

Leggi tutto: Solitudine e preghiera
Fratello, sorella, la prima realtà che scopri entrando in comunità è la solitudine. Mentre prima per te tutti i legami rispondevano alla libertà e alla spontaneità, in comunità essi rispondono soltanto alla stessa vocazione.

Tu non hai solo rinunciato al matrimonio ma hai anche accettato la solitudine feconda dell’unico amore, quello di Cristo. Evita dunque di compensare il sacrificio che hai fatto con affetti specifici. La solitudine del celibato è un modo di farsi solidale anche con tutti quelli che sono costretti a vivere soli, senza famiglia, senza amici, emarginati da tutti.

Continua la lettura

Lavoro e povertà

Leggi tutto: Lavoro e povertà
Fratello, sorella, la tua povertà secondo l’Evangelo significa condividere i beni e vivere nel massimo provvisorio consentito per seguire Cristo nella sua spogliazione e nel suo abbassamento, e diventare conforme a lui che da ricco si fece povero tra gli uomini. Inoltre povertà sarà per te spogliazione quotidiana, tendente a fare di te uno dei piccoli, uno dei poveri di JHWH.

Tu vivrai la tua povertà anche sottoponendoti al lavoro, come tutti gli uomini. Tu lavorerai perché i padri e gli apostoli hanno lavorato per vivere del lavoro delle proprie mani, perché non ti è lecito farti servire dagli altri, perché il lavoro è collaborazione alla creazione in atto da parte della Sapienza di Dio, perché tu devi testimoniare la tua solidarietà con gli uomini, operando in mezzo a loro.

(Regola di Bose 21.23-24)

Continua la lettura

La regola, il priore e la sinodalità

Leggi tutto: La regola, il priore e la sinodalità
Fratello, sorella, l’Evangelo sarà la regola, assoluta e suprema.

Nessuna comunità e nessuna persona possono realizzare ed esaurire tutte le esigenze dell’Evangelo. Solo la chiesa universale nella sua completezza storica può esprimere la totalità degli appelli contenuti in esso.
Ma avendo tu scelto di vivere la comunità e il celibato con dei fratelli di cui essere custode, tu non sarai sballottato a ogni soffio di vento, e con l’Evangelo terrai conto anche di essi: infatti sono per te la regola vivente. In essi parlerà Cristo ogni volta che tu dovrai riconoscere di non vedere chiaro, di non sapere come rispondere con gioia agli appelli dell’Evangelo.

Continua la lettura