Sentinella prima dell'aurora

P. Lambert Beauduin
P. Lambert Beauduin

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P. Lambert Beauduin (1873-1960)
Il 10 gennaio 1960 si spegne a
Chevetogne in Belgio, nella comunità monastica da lui fondata, padre Lambert Beaudouin. Aveva 86 anni. Nove anni prima, all’età di 77 anni, aveva finalmente potuto rientrare nel suo monastero dopo vent’anni di esilio forzato. Un anno prima, all’annuncio della convocazione del concilio fatto da papa Giovanni XXIII, suo amico di vecchia data, aveva esultato di gioia e incitato i suoi confratelli monaci a impegnarsi anima e corpo nella preparazione del Vaticano II.

Octave Beauduin era nato nel 1873 in una famiglia di industriali non lontano da Liegi in Belgio. La sua prima vocazione fu quella sacerdotale: ordinato presbitero nel 1897, dopo qualche anno si dedicò al servizio pastorale in parrocchie operaie di zone marginali e scristianizzate. Fu il primo contatto con la carne sofferente della chiesa, nel solco delle preoccupazioni sociali del suo vescovo e di papa Leone XIII.

Don Octave Beauduin entrò nel monastero benedettino di Mont-César a Leuven all’età di 33 anni, nel periodo in cui Dom Columba Marmion era priore claustrale. Per il prete-novizio fu la scoperta meravigliata della liturgia, lode della chiesa che celebra lo Sposo, Gesù Cristo, e il mistero della salvezza. “Opus Dei”, opera di Dio Padre, Figlio e Spirito santo, e opera di lode a Dio da parte dell’umanità redenta. L’esperienza pastorale del giovane presbitero divenuto monaco lo condusse ben presto a porsi una domanda decisiva: perché il popolo dei fedeli non ha più accesso al proprio tesoro di pietà autentica che è la liturgia? Nel 1909, con l’incoraggiamento del cardinal Mercier, arcivescovo di Malines-Bruxelles, dom Lambert lanciò quindi il “movimento liturgico” che non aveva altro scopo che restituire al popolo di Dio i tesori della sua fede viva attraverso la loro celebrazione. Da uomo concreto e pratico qual era, capace di dar corpo a idee e grandi intuizioni, dom Lambert organizzò con l’aiuto dei suoi confratelli sessioni di formazione per presbiteri, fogli con i testi in latino e francese per le messe e i vespri domenicali, riviste mensili e trimestrali… Il documento programmatico, che gli procurò non solo amici, aveva come titolo “La pietà della Chiesa” (1914) e come motto “Ut unum sint”, scelte così commentate da Beaudouin stesso: “È la sublime ricapitolazione di tutte le cose nel Padre, attraverso il Figlio, nell’unità dello Spirito santo”. Ancora e sempre il mistero della Chiesa.

La prima guerra mondiale vede dom Lambert rifugiato nei Paesi Bassi, in Inghilterra e Irlanda. In Inghilterra scopre lo splendore della liturgia cattedrale della Chiesa anglicana: breccia aperta nelle sue certezze ecclesiologiche troppo strettamente cattoliche.

A questo fa seguito un periodo romano. Il suo abate trova il personaggio troppo sconvolgente e ingombrante e lo manda a Roma, all’Ateneo benedettino di Sant’Anselmo, dove insegnerà apologetica ed ecclesiologia. E dove farà la dolorosa scoperta dell’unità visibile della Chiesa di Cristo lacerata dai peccati dei cristiani. Anni intensi, dal 1921 al 1925, che preparano e danno corpo al sogno di una comunità benedettina che prega e lavora per l’unità visibile della Chiesa di Cristo affinché il mondo creda.

Padre Lambert nel 1925 aveva ormai passato la cinquantina. Non era quindi più così giovane per lanciarsi nell’avventura di una fondazione di nuovo tipo. Aveva però capito che la vita monastica di tradizione benedettina racchiudeva un patrimonio condiviso con le altre Chiese cristiane: l’amore per la liturgia come lode di Dio e contemplazione del mistero della nostra salvezza, la pratica della lectio divina, la comunione fraterna giorno dopo giorno, l’ospitalità disinteressata, il servizio ecclesiale dello studio della Bibbia, dei padri, dei concili…

La comunità nasce alla fine del 1925 ad Amay-sur-Meuse nella diocesi di Liegi. Fin dagli inizi, aveva una composizione internazionale e riuniva in un’unica fraternità due “decanie” liturgiche, una latina e l’altra bizantina.

Nel frattempo dom Lambert aveva preparato la celebre conferenza che il cardinal Mercier presentò nel 1925 alle “Conversazioni di Malines”, che valse all’estensore molti fastidi e, dopo la morte di Mercier, l’esilio: “La Chiesa anglicana unita non assorbita”. Le argomentazioni storiche sono deboli, ma l’intuizione di fondo resta ancora oggi un programma ecumenico. Tra le conoscenze dell’arcivescovo, dom Lambert aveva incontrato p. Fernad Portal (1855-1926), lazzarista, che va considerato come l’autentico precursore cattolico del movimento ecumenico. Portal capì che poteva passare il testimone a Beaudouin.

Per farsi conoscere, una comunità e il suo programma ecumenico hanno, o avevano, bisogno di una rivista, così nel 1926 vede la luce la rivista “Irenikon”. Il primo numero dà già il tono ecumenico, con l’editoriale scritto da Lambert Beaudouin: “Con quale spirito vogliamo lavorare. Né proselitismo, né beneficenza, né concezione imperialista”. Chiarezza è fatta.

Una comunità monastica si raccoglie attorno al suo fondatore carismatico e si sviluppa rapidamente. Ben presto nascono sospetti e critiche, che resteranno vive e tenaci fino all’annuncio del concilio Vaticano II da parte di papa Giovanni XXIII. Nel 1928, papa Pio XI pubblica l’enciclica “Mortalium animos”, solenne condanna del movimento ecumenico. Alla fine di quello stesso anno p. Lambert si dimette da priore conventuale del monastero. Tre anni dopo arriva la condanna romana e l’esilio. La vera ragione della condanna è duplice: la convinzione che l’unità cristiana cercata deve abbracciare tutte le Chiese d’oriente e d’occidente – quindi non sarà il semplice ritorno all’ovile delle pecore smarrite – e il rifiuto di prender parte al (fantasmagorico) progetto di una conquista cattolica della Russia.

I vent’anni di esilio in Francia sono stati indubbiamente faticosi, ma al contempo fecondi. Bastino due esempi: la collaborazione alla fondazione, nel 1943, del Centro Pastorale di Liturgia e l’iniziativa, in collaborazione con p. Cyprien Kern, delle Giornate liturgiche dell’Istituto teologico ortodosso di Saint Serge a Parigi nel 1951.

Padre Lambert può tornare nella sua comunità a 77 anni. Fino a quando le forze fisiche glielo hanno consentito restò fedele all’Opus Dei, alla lectio divina, al lavoro manuale, allo studio.

Mi sono chiesto molte volte in cosa p. Lambert ci è mancato maggiormente, qual è stato il più grande dono che aveva fatto alla nostra comunità? Certo, c’è l’intuizione di una vita monastica semplice che si abbevera alla Parola di Dio e alla tradizione comune; c’è l’amore per la liturgia, gratuità dell’adorazione di Dio e lode della Sposa a Cristo Gesù; c’è l’amore appassionato per la Chiesa Una, responsabilità affidata alla nostra preghiera e al nostro impegno. Ma senza alcun dubbio il dono più prezioso che dom Lambert ci ha fatto è quello della gioia.

L’incomprensione e l’esilio non avevano lasciato in lui alcuna traccia di risentimento o di amarezza. In questo era aiutato da un robusto senso dell’umorismo. Ma quella gioia veniva da più lontano: dalla sua fede e dal suo amore per il Signore Gesù e da un’autentica mistica della Chiesa salvata attraverso il sangue dell’Agnello immolato e risorto.


Nota dell’autore, p. Michel Van Parys, abate emerito del Monastero di Chevetogne

Questo testo, più che la semplice presentazione di un precursore dell’ecumenismo, è una testimonianza. Sono stato l’ultimo novizio a entrare in comunità mentre dom Lambert era ancora vivo. Eletto priore conventuale nel 1971, ho conosciuto e accompagnato la maggior parte dei suoi discepoli immediati. Il titolo dato a questa testimonianza riprende quello del Convegno organizzato nel 1976 per i cinquant’anni della fondazione del monastero di Amay-Chevetogne. Allude alla profezia di Isaia 62,6-7. Gli Atti di quel Convegno forniscono un’immagine molto viva di p. Lambert: “Veilleur avant l’aurore”, Chevetogne 1978. Fr. Enzo Bianchi ha scritto la prefazione alla migliore monografia dedicata al nostro fondatore : R. Loonbeek e J. Mortiau, “Dom Lambert Beauduin, visionnaire et précurseur (1873-1960): Un moine au cœur libre”, Paris-Chevetogne 2005, di cui auspichiamo una traduzione italiana.

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