Annunciare il Regno di Dio

Foto di Kelly Sikkema su Unsplash
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23 settembre 2026

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,1-6 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù 1convocò i Dodici e diede loro forza e potere su tutti i demòni e di guarire le malattie. 2E li mandò ad annunciare il regno di Dio e a guarire gli infermi. 3Disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche. 4In qualunque casa entriate, rimanete là, e di là poi ripartite. 5Quanto a coloro che non vi accolgono, uscite dalla loro città e scuotete la polvere dai vostri piedi come testimonianza contro di loro». 6Allora essi uscirono e giravano di villaggio in villaggio, ovunque annunciando la buona notizia e operando guarigioni.


Nel Vangelo di oggi Gesù innanzitutto convoca a sé: chiama a sé "i Dodici", quegli uomini che, insieme ad altri uomini e donne, lo seguivano nel suo annuncio del regno di Dio, nel suo cercare il regno: cercare di mostrarlo con la sua presenza, con il suo incontrare, con il suo mostrare il volto di Dio. 

I Dodici erano stati scelti dopo una notte di preghiera (cf. Lc 6,12-16), chiamati con il nome di "apostoli", ossia “inviati”, e ricordati ciascuno per nome, perché ciascuno è riconosciuto e chiamato per quel che è.

Ora siamo al momento dell'invio, della realizzazione del nome di "apostoli" (qui dei Dodici, come le tribù di Israele, più tardi dei settantadue, in segno di apertura alle genti, cf. Lc 10,1-16).

Gesù li convoca insieme, li “chiama a sé” per donare loro “forza e potere”, ossia potenza per guarire e autorità per allontanare ogni male. E, una volta condivise la sua stessa potenza e la sua stessa autorità, li manda. Il chiamarli a sé non è per trattenerli, ma per affidare loro una missione, un mandato. Non si dice dove o verso chi. Si dice invece a che cosa li invia e quali indicazioni affida loro. Li manda ad annunciare il Regno di Dio e a guarire gli infermi. Ma che cosa significa? Forse il regno di Dio è la guarigione da ogni male? Ma come è possibile se vediamo ancora tante debolezze e atrocità?

Forse annunciare il regno di Dio è mostrare un modo di stare nella realtà, di lasciare che la presenza del Signore la trasfiguri, rigenerando il cuore di ciascuno, donando il suo modo di guardarla. 

Annunciare il Regno è esigente, per chi porta l’annuncio come per chi lo accoglie, o non lo accoglie. Esigente come la lotta interiore. 

Luca torna a più riprese sulla necessità di questo annuncio. Per la Chiesa, che deve essere povera, l’unica cosa da avere e da portare è proprio l’annuncio, come dice Pietro guarendo un uomo: “Non possiedo né oro né argento, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!” (At 3,6).

Nel nostro brano infatti Gesù innanzitutto affida un comando: non portare nulla con sé, ossia non confidare sui propri mezzi, sulle proprie idee, fossero pure buone come del semplice pane per il viaggio. Non portare nulla per imparare a fidarsi solo della potenza di quel Dio che in Gesù si manifesta. 

L’indicazione che segue riguarda le case in cui gli apostoli sono chiamati a entrare. Devono restare là dove sono giunti, non spostarsi qua e là errando, distraendosi e distraendo coloro che li hanno accolti, rischiando di ingenerare divisioni. Se in qualche casa non verranno accolti, devono andare via lasciando persino la polvere di quel luogo. 

L’annuncio è esigente non solo per chi lo annuncia ma anche per chi lo riceve, che comunque deve sapere “che il Regno di Dio è vicino” (Lc 10,11). Accolto o non accolto, il Regno si avvicina: a ciascuno è chiesto di riconoscerlo e fargli spazio, trovando modi per stare nella realtà portando balsamo per ogni ferita, portando gioia.

Il nostro brano si conclude con l’uscita degli apostoli che “ovunque” annunciano la buona notizia del Regno e operano guarigioni: riprendendo la formula iniziale ci vuol forse suggerire che annunciare l’avvicinarsi del regnare di Dio è in qualche modo guarire, portare consolazione, balsamo per le ferite?

sorella Silvia