Ascoltare e mettere in pratica
22 settembre 2026
Dal Vangelo secondo Luca - Lc 8,19-21 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 19andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. 20Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». 21Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».
Gesù ci invita a entrare in una comunione più grande e questa è la buona notizia della breve pagina evangelica odierna. Lo ha intuito la folla accorsa numerosa ad ascoltare l’insegnamento di Gesù. Tra costoro cercano di farsi largo anche sua madre e i suoi fratelli venuti ad incontrarlo. Sono “fuori” dalla cerchia più vicina al Signore e la loro visita offre a Gesù l’occasione per esprimere una considerazione su ciò che fonda la relazione con lui e tra i discepoli. Questo detto è riportato da tutti e tre i vangeli sinottici, segno che doveva aver colpito i suoi discepoli; significativamente Luca lo colloca a conclusione dell’insegnamento sull’ascolto della Parola.
Nella prospettiva del Regno i legami familiari, più in generale quelli con l’ambiente di origine, sono trascesi, relativizzati rispetto all’annuncio che Gesù fa. C’è una nuova fraternità che unisce quanti si mettono alla sua sequela fondata sull’ascolto e sull’accoglienza della Parola. Chi ascolta la parola di Dio e le fa spazio nella sua vita cercando di metterla in pratica, diviene fratello e madre per Gesù, vive in comunione con lui. Ecco il frutto buono generato dall’accoglienza della sua parola: un rapporto non privilegiato, perché fondato su un dono condiviso e non su meriti escludenti.
Madre è colei che genera; figlio è colui che è generato. A immagine del Figlio, pure noi siamo madri e figli, generanti e generati alla fede. La prossimità al Signore è generativa di relazioni di comunione e di fratellanza perché scaturisce dall’unanimità dei nostri cuori alla sua volontà. E mai come oggi siamo chiamati a riconoscere come le nostre vite sono intrecciate e dunque a fare strada insieme.
Ascoltare la parola di Dio e metterla in pratica è, in sintesi, la vita cristiana. Gesù stesso è stato uomo dell’ascolto, il cui insegnamento rinvia costantemente al Padre: “La parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato” (Gv 14,23). Parola e azione sono un tutt’uno in lui, e questa sua coerenza lo ha reso credibile agli occhi delle tante persone che lo hanno incontrato.
Le due dimensioni dell’ascolto e del mettere in pratica la Parola sono immanenti l’una all’altra. Per questo Gesù ci mette in guardia: “Perché mi invocate: ‘Signore, Signore!’ e non fate quello che dico?” (Lc 6,46). Sì, c’è il rischio di vivere la fede su un piano astratto, senza concretizzarla in atti di giustizia e carità; si può vantare una vicinanza al Signore compiendo pratiche religiose, e vivere nel contempo un distacco dalla realtà, dai fratelli e dalle sorelle, carne della nostra stessa carne.
Essere discepoli di Gesù allarga l’orizzonte dei nostri legami, naturali o spontanei che siano: siamo tutti fratelli, chiamati a rispondere gli uni degli altri, ad amarci uni gli altri come egli ci ha amati (cf. Gv 15,12). L’ascolto dell’amore “impossibile” del Padre, così come ce lo tratteggia Gesù (cf. Lc 6,27-38), è la fonte del possibile amore fraterno. Nello spazio delle relazioni interpersonali e comunitarie possiamo sperimentare come questo impossibile si dischiuda, passo dopo passo, al “possibile” concreto gesto quotidiano di attenzione e cura.
fratel Salvatore