Con il passo grave

Foto di Marcus Lenk su Unsplash
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14 settembre 2026

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 19,17-30 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù, 17portando la croce, si avviò verso il luogo del Cranio, in ebraico Gòlgota, 18dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo. 19Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». 20Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. 21I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: «Il re dei Giudei», ma: «Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei»». 22Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».
23I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti - una per ciascun soldato - e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. 24Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice:

Si sono divisi tra loro le mie vesti
e sulla mia tunica hanno gettato la sorte.

25Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. 26Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». 27Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé. 28Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». 29Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. 30Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.


Gesù incede, passo dopo passo, verso il Golgota, passi gravi della pesantezza della vita. Si ritrova solo: “Tutti lo abbandonarono e fuggirono” (Mc 14,50). Solo le donne a distanza lo seguono: donne conosciute e nominate - sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Cleopa e Maria di Magdala - o conosciute solo per sentito dire, come Veronica, e forse altre ancora sconosciute, esse non lo lasceranno mai, seguendolo con lo sguardo e con tutto il loro essere e amore.

Gesù incede e porta sulle spalle la croce, di cui oggi facciamo memoria in questa festa a tratti difficile da comprendere. Se ci fermiamo a ciò che la croce era al tempo di Gesù, uno strumento per infliggere sofferenza e morte in modo infame e doloroso, il festeggiarla ci appare assurdo e blasfemo. Solo andando oltre e tornando a Gesù che con passo grave la porta sulle spalle mentre sale sul Golgota, forse possiamo scorgere altro.

Il carico dell’umanità che ieri come oggi soffre ed è dilaniata dalla fame o dalla guerra, dall’oppressione e da sistemi economici schiaccianti, umanità rigettata in mare o sospinta nei deserti infuocati: tutta questa umanità è là su quella croce portata passo dopo passo. Il suo essere sulle spalle di Gesù, il Figlio di Dio, fa sì che travalichi la storia e i secoli, spezzi il filo spinato dei confini, superi le barriere e i muri, a tal punto che possiamo vederla trasfigurata da divenire gloriosa, come canta un antico inno.

Gesù incede con il passo grave di chi è consapevole che credere all’amore fino alla fine costa la vita, donata e strappata, continua a credere nell’amore del Padre, che non lo lascia solo anche quando la sua umanità urla dal legno il suo dolore. Intorno, leggiamo le vicende della miseria umana che non esita ad attribuire o negare titoli, tirare a sorte le vesti, spartirsi il bottino, come se tutto fosse già deciso e nulla importasse dell’uomo della croce, della sua sofferenza, della sua vita che sta finendo.

Gesù dalla croce è saldo, resta presente a sé stesso e affida la madre a Giovanni, così che la croce diviene anche mensa di comunione, in quel processo di trasfigurazione che porta dalla desolazione e dal dolore alla condivisione e all’esaltazione, dal legno della croce alla tavola imbandita nel Regno. Dalla solitudine alla comunione, dalla desolazione dell’oggi alla speranza del domani, sino al “tutto è compiuto”, punto di sosta e di ripartenza attraverso il dono dello Spirito, rimesso nelle mani del Padre e dal Padre donato all’umanità intera.

A quel punto, il movimento dell’incedere grave dei passi di Gesù si ferma, la sua vita diviene parola eloquente ed eterna che apre alla trasfigurazione della croce e dei crocifissi della storia intera. Lì inizia il cammino della chiesa, il nostro cammino, alla sequela di Gesù, seguendo i suoi passi, gravidi di storia e segnati dal dolore, rivolti al futuro che profuma comunque di speranza. “Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!” (16,33): questo è il suo mandato ai discepoli, alla chiesa, a ciascuno di noi. È la voce che accompagna il nostro incedere con passi gravidi di domani.

fratel Michele