Fede fondata sulla Parola
18 aprile 2026
Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 4,43-54 (Lezionario di Bose)
In quel tempo, 43trascorsi due giorni, Gesù partì dalla Samaria per la Galilea. 44Gesù stesso infatti aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella propria patria. 45Quando dunque giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero, perché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme, durante la festa; anch'essi infatti erano andati alla festa.
46Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l'acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafàrnao. 47Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e gli chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire. 48Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete». 49Il funzionario del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». 50Gesù gli rispose: «Va', tuo figlio vive». Quell'uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino. 51Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i suoi servi a dirgli: «Tuo figlio vive!». 52Volle sapere da loro a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un'ora dopo mezzogiorno, la febbre lo ha lasciato». 53Il padre riconobbe che proprio a quell'ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive», e credette lui con tutta la sua famiglia. 54Questo fu il secondo segno, che Gesù fece quando tornò dalla Giudea in Galilea.
Gesù, conclusa la sosta samaritana, riprende con i suoi discepoli il viaggio verso la Galilea, originato dall’ostilità nei suoi confronti da parte di appartenenti al gruppo farisaico di Gerusalemme (Gv 4,1-3). E’ la sorte che tocca ai profeti, Gesù ne è cosciente e non fa eccezione. La Galilea, terra etnicamente mista, lo accoglie favorevolmente a motivo di quanto da lui operato in Gerusalemme durante la festa di Pasqua. In particolare la purificazione del Tempio, evento toccato con mano dai galilei arrivati a Gerusalemme per la festa. Cana di Galilea è la scelta del suo soggiorno, dove aveva cambiato l’acqua in vino, il primo dei segni operati da Gesù, a cui succede questo secondo. Episodio che ricorda quello del centurione narrato nei Sinottici (Mt 8,5-13; Lc 7,1-10), episodio che inizia con una ricerca e con una richiesta da parte di un funzionario di re Erode Antipa, la ricerca di Gesù accompagnata da una precisa richiesta a Gesù: "Signore, scendi prima che il mio bambino muoia", vieni a casa mia perché sta morendo. A cui Gesù risponde: "Va’, tuo figlio vive. Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino". Così accadde, e assieme a quel funzionario credette tutta la sua famiglia. Ecco un caso di fede fondato sulla sola parola, non sul "Se non vedete segni e prodigi voi non credete", non sul "Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai?" (Gv 6,30). Credere è aderire a Gesù come salvezza di Dio, è lo stesso suo nome a dirlo, è affidarsi alla sua parola che è sempre risposta d’amore al desiderio e alla domanda umana di vita. Come nel caso di questo padre e dell’emorroissa: "Figlia, la tua fede ti ha salvata. Và in pace e sii guarita" (Mc 5,35). Il credere precede il miracolo e libera la potenza d’amore di Gesù che attende di essere risvegliata dall’atto di fiducia incondizionata in lui, nella sua parola e in quella dei suoi amici, i discepoli: "Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto" (Gv 20,29), dice Gesù a Tommaso, il prototipo di quanti non credono se prima non toccano con mano (Gv 20-25). E noi, ampliando l’orizzonte, chiamati, sulle orme del funzionario del re, a recarci da Gesù pregandolo di scendere nel nostro peccato con la sua parola di perdono, nella nostra ignoranza con la sua parola di luce e di sapienza, nella nostra malattia dai molti volti con la sua parola di forza nella tribolazione, nella nostra morte con la sua parola di risveglio.
fratel Giancarlo
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