Spogliarsi e sottomettersi
26 gennaio 2026
Dal Vangelo secondo Marco - Mc 10,24b-30 (Lezionario di Bose)
24I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! 25È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 26Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». 27Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
28Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». 29Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, 30che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.
Nel testo Exordium parvum troviamo scritto che Roberto prima, poi Alberico e Stefano, primi abati di Citeaux che oggi ricordiamo “sottomettevano i loro superbi colli al giogo mite di Cristo” (cf. Piccolo esordio di Citeaux, cap.17). Come è possibile sottomettere la superbia del proprio collo, un pieno sempre pieno, radice di ogni perdita della misura, al giogo mite di Cristo?
Lo insegna Gesù nella lezione del “nodo (a forma di cammello) e dell’ago” (cf. Mc 10,25). Gesù chiarisce in questa lezione l’impossibilità di accesso al Regno se non facciamo intervenire Colui per cui “l’impossibile” diviene “possibile”, Dio (cf. Mc 10,27), “l’unico Padre” (Cfr Mal 2,10) e se non attuiamo contemporaneamente “il lasciare” (10,28), la spoliazione necessaria.
C’è un processo di spoliazione e quindi di liberazione da attuare. Questo processo di liberazione ha un ordine, una completezza e un itinerario che Gesù elenca (10,29):
casa
fratelli
sorelle
madre
padre
figli
campi
L’itinerario del “lasciare” (10,29) prevede sette atti. C’è un ordine nel “lasciare”: dalla “casa” ai “campi”. Al centro del lasciare c’è per Gesù la conferma originaria del lasciare “quelli del proprio sangue” (cf. Gv 1,13) “il padre” e “la madre” biologici. (cf. Gn 2,24)
“Spogliatisi dunque dell’uomo vecchio, erano lieti di essersi rivestiti del nuovo” (cf. Piccolo esordio di Citeaux, cap.15).
Solo “facendo spazio” (cf. Mt 19,12), solo riconoscendo e vivendo il dono della mancanza è possibile cominciare a ri-trovare (10,30) “il centuplo” sulla scala ora rovesciata:
case
fratelli
sorelle
(Dio) madri
figli
campi
I due singolari sono divenuti plurali: la casa è divenuta “case” e la “madre” “madri”. L’orizzonte che apre Gesù non è più il proprio collo, Gesù spinge gli umani verso l’aperto “acque profonde” (cf. Lc 5,4)! Aveva annunciato però che in questo aperto, in questa profondità: “la porta è stretta!” (Cfr. Mt 7,14).
Se osserviamo attentamente non è più un settenario, chi manca?
L’apertura dei colli superbi al giogo mite di Cristo è accaduta. Non c’è più il “padre” biologico nel “centuplo” “il nuovo” enumerato da Gesù.
Gesù al cuore di questa lezione ci insegna a portare il giogo della mitezza, a pregare, a custodire e vivere il dono della generativa mancanza, quella di Dio!
Nella preghiera delle preghiere Gesù ci ha insegnato a coltivare e custodire questa mancanza: “dacci ogni giorno il pane” (cf. Lc 11,3) perché “l’impossibile degli uomini” divenga “il possibile di Dio” (10,27).
Pietro come ciascuno di noi deve ripetere questa lezione dell’ago e del nodo, deve esercitarsi ancora e ancora per passare dalla superbia del “tutto” (cf. Mc 10,28) alla libertà del “non tutto”! (cf. Mc 10,30)
Quello che ci aiuta a non “ri-montare in superbia” (cf. 2 Cor 12,7), ci insegna Gesù, sono le “persecuzioni” (Cfr. Mc 10,30). Non vanno aggirate, non vanno mis-conosciute, non vanno negate. Sono il dono della “spina nella carne” come ha capito Paolo (cf. 2 Cor 12,7), il dono del “combattimento con Dio…” come ha capito Giacobbe (cf. Gen 32,29). Ci insegnano che attuando la spoliazione, attuando la sottomissione-ascolto e attraversando la persecuzione “dall’ago”, dalla “porta stretta” può passare “il nodo del cammello”, la superbia del proprio collo!
fratel Giuseppe
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