Lasciarsi prendere

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22 settembre 2022

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 9,7-17 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 7Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti gli avvenimenti legati a Gesù e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», 8altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». 9Ma Erode diceva: «Giovanni, l'ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.10Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. 11Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». 14C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». 15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. 17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.


“Chi è dunque costui del quale sento dire queste cose?”. Il breve cenno iniziale alla reazione di Erode, all’epoca governatore di uno dei territori della Palestina per conto dei Romani, interrompe il racconto dell’invio in missione dei discepoli. La sua domanda rimane come sospesa e sarà ripresa da Gesù stesso più avanti quando chiederà ai suoi discepoli che cosa le folle pensino di lui. Tuttavia è una domanda fondamentale, perché concerne l’identità del Signore di cui la pericope odierna ci offre uno spaccato: la sua libertà di prendersi del tempo per starsene in disparte insieme ai suoi discepoli; la sua disponibilità ad accogliere e a prendersi cura delle folle che lo cercavano nutrendole con il pane della sua parola.

I discepoli tornano dalla missione e raccontano a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora Gesù “li prese con sé”, semplicemente per stare insieme e continuare a condividere fatiche e gioie della vita; il suo gesto esprime custodia di una relazione, protezione, intimità. Gesù prenderà con sé Pietro, Giacomo e Giovani per salire al monte della Trasfigurazione e in altre circostanze cruciali della sua vicenda.

La nostra vocazione cristiana, se ci pensiamo bene, è tutta qui: nel lasciarci prendere dal Signore, nel lasciarci portare da lui. La sua azione precede la nostra: è Dio, infatti, che ci cerca e ci ama per primo. L’importante è che ci lasciamo afferrare e forgiare da lui, ammainando le difese che arriviamo a frapporre al suo amore. Il Signore forse potrà chiederci anche grandi cose, ma non è questo che conta; ciò che conta in primis è lasciarsi raggiungere dal suo amore, credervi, affidarvisi. Non è scontato, richiede fatica, a volte una vera lotta. Ricordiamo il profeta Geremia: “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre… Mi dicevo: Non penserò più a lui, non parlerò più nel suo nome. Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, trattenuto nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo” (Ger 20,7-9). 

Lasciarsi prendere per lasciarsi portare… verso dove, verso cosa? Il timore di che cosa il Signore ci possa chiedere, il dubbio di non sapere dove si va a finire con lui ci accompagna insieme alla promessa di una pienezza di vita che sentiamo ardere nel cuore. Certamente lo stare con Gesù conduce a una disponibilità incondizionata al bisogno emergente e inatteso: qui, il prendersi cura di una folla affamata accorsa da Gesù in un luogo deserto. Più facile sarebbe congedarla, perché possa trovare riparo nei villaggi vicini, ma Gesù chiede ai suoi discepoli – a noi – di farsene carico, “di portarle con sé”, di coinvolgersi in prima persona: “Voi stessi date loro da mangiare”. Offrite, senza timore: “date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo” (Lc 6,38). È la logica evangelica del dono, del condividere quanto si ha senza fare riserve di sé stessi, e scoprirlo centuplicato. 

I discepoli procurano cinque pani e due pesci: è niente per così tanta gente, eppure Gesù si serve del nostro “poco” per trasformarlo in benedizione e vita per i nostri fratelli e sorelle; egli compie il segno del pane condiviso e ci domanda di continuare a realizzarlo nelle nostre esistenze. Non siamo soli. Dietro al nostro dono c’è il corpo di Cristo spezzato e offerto per la nostra fame: “Io sono il pane di vita, chi mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51).

fratel Salvatore