Osiamo interrogarci

Photo by Charlota Blunarova on Unsplash
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3 dicembre 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 22,34-40 (Lezionario di Bose)

In quel tempo 34i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».


Il testo si apre con il radunarsi insieme di un gruppo di farisei e poi uno di loro interroga Gesù per metterlo alla prova. 

C’è un radunarsi insieme che può portare ad acuire avversità, ostilità, contrapposizioni. Occorre essere molto attenti affinché questo non avvenga. Bisogna vigilare con molta attenzione affinché questo non cominci ad avvenire perché, se comincia, difficilmente si riesce a fermarsi e proprio come una valanga si rischia di travolgere e distruggere tutto ciò che si trova. 

Alla domanda tentatrice del fariseo Gesù risponde associando due testi dell’Antico Testamento e così associa due tipi di amore e ne dà come riferimento un terzo. 

Noi siamo giustamente abituati a fermarci sui primi due tipi di amore: quello di Dio e quello del prossimo, ma qui entra in gioco anche un terzo tipo di amore che diventa il criterio per garantire il giusto equilibrio degli altri due: l’amore di sé.

Sembra strano sentir parlare dell’amore di sé come criterio dell’amare gli altri, ma questo è di primaria importanza. Siamo giustamente abituati a sentir parlare dell’amore di sé in senso negativo, ma occorre non esagerare perché c’è il rischio di arrivare all’eccessiva non considerazione di sé stessi. Gesù precisa di amare gli altri come se stessi. E questo significa che bisogna amarli non di meno di se stessi, ma anche non di più di se stessi. Entrambi gli estremi sono sbagliati. Infatti amare gli altri più di se stessi porta all’idolatria dell’altro. Al contrario amarli meno di se stessi porta all’idolatria di se stessi. Questo giusto equilibrio nell’amare se stessi non è certo facile, lo capiamo bene, ma credo che proprio nell’equilibrato amore di se stessi si possa arrivare all’arte del giusto amore di Dio e degli altri. In quest’arte il ritrovarsi insieme è importantissimo. Nel radunarsi infatti si può ben misurare se il nostro amore di noi stessi è equilibrato o meno.

Ma come abbiamo visto in apertura del nostro testo anche il riunirsi può accentuare posizioni negative invece di aiutare a moderare eccessi. E così, appena Gesù vede che i farisei si riuniscono di nuovo insieme (v. 41), fa loro una domanda, forse ben sapendo che non avrebbero saputo rispondergli. Qui forse possiamo leggerci un tentativo di far prendere coscienza ai farisei che il loro riunirsi è in vista del male e così provare a far sì che riescano a orientarlo in direzione del bene. 

La conclusione mi sembra davvero illuminante: “Nessuno era in grado di rispondergli e da quel giorno nessuno osò più interrogarlo”. Se qualcuno fa una domanda, in questo caso Gesù, e non si sa rispondere, la cosa più naturale qual è? È forse non osare più interrogare? No di certo. Non è forse chiedere ulteriori spiegazioni per approfondire l’argomento? Certamente! E allora perché i farisei non osano più interrogare? La risposta mi sembra evidente: perché il loro radunarsi non era in vista di un accrescimento dell’amore, ma di un accrescimento dell’odio, della rivalità, dell’essere contro Gesù a tutti i costi. 

Osiamo interrogare Gesù. Osiamo interrogarci gli uni gli altri. E dalle domande che ci faremo emergerà se il nostro stare insieme è in vista dell’amore. Ma non temiamo che emergano rivalità o rancori. Gesù è lì per aiutarci e riorientare tutte le nostre relazioni a un amore che scacci ogni timore di non saper amare.

fratel Dario