Chiedere aiuto, con fede

Photo by Peyman Farmani on Unsplash
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29 novembre 2021

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 21,18-22 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 18la mattina, mentre rientrava in città, ebbe fame. 19Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. 20Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l'albero di fichi è seccato in un istante?». 21Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest'albero, ma, anche se direte a questo monte: «Lèvati e gèttati nel mare», ciò avverrà. 22E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete».


Non è semplice capire il gesto e il comportamento di Gesù nei confronti del fico che leggiamo nel brano di oggi. Per una buona volta l’incomprensione dei discepoli di fronte a questo “contro miracolo” è giustificata. I discepoli in molte occasioni avevano espresso perplessità o incomprensioni rispetto a gesti o parole di Gesù, in quei casi perlopiù a causa di una loro incapacità di volere aderire al suo messaggio. Oggi invece il disseccamento della pianta di fico è difficile da comprendere non solo per loro, soprattutto se si tiene in conto l’attenzione di Gesù per la natura della quale, in numerosi casi, si è servito nelle parabole per spiegare e rendere più accessibile il suo insegnamento. In questo caso quell’attenzione al creato sembra trasformarsi nell’espressione di un potere che non appartiene a quel messia umile che è entrato a Gerusalemme su un asino, come è descritto all’inizio del capitolo in cui si trova il brano di oggi.

Il gesto di Gesù può essere ricollegato al brano precedente, quello della cacciata dei venditori dal tempio (cf. Mt 21,12-17), non tanto per la collera che Gesù ha provato per la profanazione della casa di Dio, ma perché quell’albero rappresenterebbe l’umanità ﹣anche se la morte dell’albero potrebbe dimostrare che quella collera non gli sia ancora passata﹣. Umanità alla quale egli chiederebbe frutti di conversione e di adesione al disegno di salvezza di cui lui stesso è il portatore, ma non ne trova. Se nel brano precedente si parlava del tempio, inteso secondo come lo consideravano i contemporanei di Gesù: come una struttura architettonica in cui andare a compiere i gesti del culto a Dio. Ora il tempio del Dio vivente è l’uomo, e nel brano di oggi viene esplicitata la sua incapacità di produrre quel frutto per cui Gesù ha gettato il seme, l’uomo che ha coperto la sua inadeguatezza con delle foglie, nascondendo questa sua condizione invece di manifestare la necessità di essere aiutato. L’azione brutale di Gesù non ha fatto altro che accelerare un processo già in corso nell’albero: una sterilità che non veniva riconosciuta, ma nascosta. L’albero aveva già in sé una traccia di morte, Gesù non ha fatto altro che renderla manifesta.

Il dubbio e la richiesta di spiegazione dei discepoli per un tale gesto offre la possibilità a Gesù di spiegarlo nella sua profondità. Sorprendentemente egli parla di fede e non attribuisce solo a sé stesso il potere di compiere gesti simili, ma annuncia la possibilità che anch’essi possano essere in grado di compiere tali azioni se avranno fede e non dubiteranno. Ovviamente non si tratta di seccare gli alberi che ci troveremo di fronte, ma di avere la forza, che nasce dalla fede e dalla fiducia nel Signore, di chiedere la capacità di vedere e di riconoscere la nostra “mancanza di frutti”, solo allora potremo avere la possibilità di aderire in maniera feconda alla strada indicata da Gesù. Altrimenti rimarremo alberi secchi. Se riusciremo a pregare con fede allora riusciremo anche a spostare montagne, non dimenticandoci che il più delle volte il nostro orgoglio e la nostra incapacità di affidarci sono ostacoli più grandi di una montagna. In tal caso ciò che ci promette il Signore si avvererà. Sta a noi in questo tempo di attesa del Signore affidarci a lui e sperare che “le nostre montagne” si levino e si gettino nel mare.

sorella Beatrice