Le domande della fede

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16 settembre 2020

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 7,18-35 (Lezionario di Bose)

In quel tempo18Giovanni fu informato di tutte le opere compiute da Gesù. Chiamati quindi due di loro, Giovanni 19li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». 20Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?»». 21In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. 22Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. 23E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».24Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 25Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. 26Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. 27Egli è colui del quale sta scritto:

Ecco, dinanzi a temando il mio messaggero,
davantia teegli preparerà la tua via.


28Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui.

29Tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. 30Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro.

31A chi dunque posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? 32È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:

«Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!».

33È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: «È indemoniato». 34È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e voi dite: «Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!». 35Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».


Il brano odierno è attraversato da numerose domande che concernono l’identità di Gesù, quella di Giovanni Battista e il rapporto tra i due.

La domanda dei discepoli del Battista a Gesù riguarda la sua identità messianica: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Lc 7,20). La fama di Gesù si era diffusa per tutta la Giudea: “Un grande profeta è sorto tra di noi; Dio ha visitato il suo popolo” (Lc 7,17). I suoi gesti attestano il compimento delle promesse e rivelano il disegno del Signore delle misericordie, il cui cuore freme per la condizione dell’uomo perché desidera che tutti giungiamo a una pienezza di vita.

L’agire e l’insegnamento di Gesù suscitano dubbi e domande in Giovanni Battista e nei suoi seguaci; infatti l’ammonimento che il Battista aveva rivolto a quanti accorrevano al Giordano per farsi battezzare era di tutt’altro tono ed evidenziava piuttosto il carattere di giudizio del Messia, di colui che “tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per separare il frumento dalla pula” (Lc 3,17).

Fede non è se non “domanda”. E si accompagna a quell’atteggiamento interiore che interroga e cerca di decifrare gli eventi, non rimane al punto di comprensione che sembra gratificare, ma si spinge oltre nella ricerca di un senso più profondo. Non è un caso che l’elenco delle azioni “messianiche” compiute da Gesù, già rivelate dai profeti, si concluda con la menzione dell’annuncio della buona notizia ai poveri, i semplici, coloro che non avanzano pretese, non sono guidati da pregiudizi egrazie a questa attitudine sono capaci di superare lo “scandalo” della fede, di cogliere nell’uomo Gesù il compimento delle promesse di Dio. 

Dopo aver risposto ai discepoli di Giovanni, Gesù incalza la folla con una domanda ripetuta tre volte: “Che cosa siete andati a vedere nel deserto?”. Quasi a chiedere e a chiederci: interrogatevi, perché siete qui? Qual è il motivo profondo della vostra ricerca di fede? Voi, noi, che oggi ci siamo messi in ascolto delle sue parole, che cosa cerchiamo? Forse “una canna sbattuta dal vento”, facilmente malleabile secondo i nostri progetti?

Gesù si sofferma a spiegare alle folle il ruolo del precursore nel disegno di Dio: Giovanni Battista è più che un profeta, è il messaggero ultimo annunciato dal profeta Malachia; egli conclude il tempo della promessa e sta sulla soglia del compimento. Per questo Gesù dichiara che “il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui” (Lc 7,28).

Le domande rivolte alla folla risuonano anche a noi oggi come appello ad accogliere l’opportunità di salvezza offertaci dal Signore, a lasciarci sorprendere dalla grazia, ad abbandonare le idee precostituite su di lui che arriviamo a forgiarci e che ci rendono come bambini capricciosi incapaci di stare al gioco, sia che ci venga suonato il flauto sia che ci venga intonato un canto di lamento. 

Spesso ci sentiamo come chi è sulla soglia; non temiamo allora di varcarla, mettendo i nostri passi in quelli di Colui che ci precede, accettando che Gesù con la sua vita e la sua pratica di umanità diventi il nostro cammino. In tal modo non renderemo vano il disegno di Dio su di noi, e potremo raggiungere il cuore della sapienza evangelica, essere riconosciuti come figli della Sapienza, figli nel Figlio.

fratel Salvatore