Fiducia solida

641f12e059dc746121e0c012a9c607ea.jpg

13 giugno 2020

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 14,12-14 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. 13E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. 14Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò».


Il brano del vangelo di oggi fa parte dei discorsi di addio che Gesù rivolge ai suoi discepoli. In questi discorsi rende esplicito il legame che ha con il Padre e il fatto che la sua venuta nel mondo sia stata per narrare il Padre. In particolare i versetti di oggi e i brani del vangelo di questa settimana riguardano la preghiera. 

Gesù ci pone di fronte a due azioni che noi svolgiamo quotidianamente e che fanno parte del nostro essere: “compiere opere” (v. 12) e “chiedere” (v. 14). Entrambe le mette in relazione con qualcuno: con lui, che si fa tramite del Padre. Dunque la fiducia che Gesù chiede a noi verso di lui, non si ferma a lui, ma va verso il Padre. Non è un rapporto a due, ma è aperto a una terza persona che permette, a noi e a Gesù stesso, la libertà di non fermarci in una negoziazione chiusa. 

Anche il nostro “compiere opere” ha un carattere particolare perché ci viene chiesto di credere in Gesù. Dunque il nostro agire non inizia e finisce con noi, ma ci viene chiesta una fiducia nel Signore che rende il nostro operare ancora più grande. Non credo che la qualità del nostro agire sia migliore quantitativamente, ma grazie al fatto di metterla in relazione con Gesù ci permette di aderire a quello spirito che ha agito in lui e che dunque ci permette di compiere gesti che derivano dall’assiduità con il Signore e dall’ascolto della sua Parola. Se ci lasciamo plasmare dal suo insegnamento e dal suo modo di agire e di entrare in relazione con gli altri allora compiremo le opere che lui compie (cf. v. 12). Non si tratterà di fare né di più né di meno, ma si tratterà di agire con quella gratuità che il Signore ci ha insegnato e che lo ha portato fino alla morte in croce. Credere in Gesù è l’opera principale che dobbiamo fare, come lui stesso ha creduto nell’amore del Padre. Solo a partire da questa fiducia nel Padre ha potuto compiere tutto quello che ha fatto in particolar modo il farsi prossimo all’umanità condividendo la sua stessa condizione. 

Su questa scia è l’esortazione che Gesù fa ai suoi discepoli in merito alle richieste da rivolgergli. Se le compiranno nel suo nome, ovvero se saranno richieste caratterizzate da quel modo di fare e di vivere che i discepoli hanno imparato stando alla sua sequela, egli le esaudirà. Ancora questo avviene in una dinamica di relazione: Gesù con il Padre e il discepolo con Gesù. 

Dunque la preghiera in queste poche righe è descritta nella sua componente essenziale: un dialogo tra chi chiede e chi ascolta, basato su una condivisione di vita e di intenti aperti all’altro. Solo se chiediamo con fede, senza dubitare che la fiducia che riponiamo nel Signore non sarà tradita, allora ciò che domanderemo nel suo nome sarà esaudito. L’adesione e la fiducia in Gesù devono essere solide e non vacillanti altrimenti, come si dice nella lettera di Giacomo, siamo come l’onda del mare mossa e agitata dal vento e, presi dai nostri “alti e bassi”, non riusciremo a comprendere che Gesù garantisce di agire in nostro favore. Per Gesù glorificare il Padre consiste nel trasmettere a noi, come suoi fratelli, l’amore che lui ha ricevuto. Esaudire ciò che gli chiederemo con fiducia è dimostrare questo amore.

sorella Beatrice