Fede, preghiera, perdono

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11 giugno 2020

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 11,22-25 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:« 22Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! 23In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: «Lèvati e gèttati nel mare», senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. 24Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. 25Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».


Anche il vangelo di oggi, come gli altri di questa settimana, ci parla di preghiera, e in particolare qui Gesù ci ricorda che esiste una stretta relazione tra fede, preghiera e perdono.

Quale è il contesto del nostro brano? I discepoli sono oltremodo stupiti di vedere completamente seccato il fico pieno di foglie che Gesù aveva maledetto il giorno prima (cf. Mc 11,20-21). La parola di Gesù: “Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti” (Mc 11,14), si era realizzata, per loro in modo del tutto inatteso.

E Gesù coglie quello stupore per rivelare la posta in gioco: “Abbiate fede in Dio!”. Il loro stupore è rivelativo di un problema di fede che li abita: non credono che quanto chiedono avverrà (v. 24). E prosegue con un esempio che… non può che accrescere lo stupore! “Se uno dicesse a questo monte: ‘Levati e gettati nel mare’, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà” (v. 23). 

È un esempio che ci spiazza, perché, sulla base della nostra esperienza di realtà, appartiene alla categoria dell’impossibile: noi non avremo mai abbastanza fede da far spostare un monte!

Gesù però ci mette in guardia: la potenza della fede non sta nella sua quantità, ma nella relazione in cui si innesta, nella relazione con il Signore, che si esprime nella preghiera. Tutto ciò che chiediamo all’interno di questa relazione possiamo essere certi di averlo già ottenuto e ci accadrà, perché ha nel Signore e nel suo amore per noi il suo fondamento.

Cosa chiedere, allora, nella certezza di essere già esauditi? “Sia fatta la tua volontà” (Mt 6,10), non la nostra. Chiedere al Signore di saper accogliere il suo bene, il suo amore, il suo perdono (questa è la sua volontà!), senza voler essere noi a disporre della nostra vita. Qui sta il vero miracolo, la realizzazione dell’impossibile: non è lo spostare i monti, ma il desiderare, il volere vedere realizzata in sé la volontà di Dio, che è sempre volontà di amore, nonostante noi stessi! E questo ci è già accordato…

Gesù poi prosegue: “Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe” (vv. 24-25).

La verità della relazione con il Signore, è rivelata dalla verità della relazione con il fratello. 

Gesù non è ingenuo, sa bene che le relazioni umane sono attraversate da tensioni e contraddizioni anche molto forti, ma ci chiede di lasciare che il Signore abiti ogni relazione malata e ci doni ciò che umanamente è a noi impossibile. Cosa è più difficile infatti, spostare un monte o perdonare? Eppure può dirci “perdonate” perché già ci fa dono della capacità di farlo! Perché la sua volontà è che ci perdoniamo a vicenda e che ci lasciamo perdonare (cf. Mt 5,23-24). Ci sembra via impraticabile? Gesù stesso ci ha dato l’esempio (cf. 1Pt 2,21-22) di chi, nella relazione con il Signore, ha reso possibile l’impossibile: ha pregato, e il pane per pochi è diventato il pane per tutti (cf. Mc 6,30-44), ha pregato e la fede di chi lo rinnegava non è venuta meno (cf. Lc 22,32), ha pregato e ha donato capacità di ascolto a orecchie sorde (cf. Mc 7,33-34), ha pregato e ha donato il perdono a quanti lo stavano crocifiggendo (cf. Lc 23,34).

sorella Annachiara