Unanimità nella preghiera

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10 giugno 2020

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 18,19-20 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:«19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».


I versetti del discorso comunitario di Matteo, che parlano della preghiera comune, non stanno qui per caso, e vanno uniti a quanto precede.

I vv. 15-18 del discorso ecclesiale erano un piccolo saggio di disciplina canonica: delineano il modo in cui agire con il peccatore all’interno della chiesa, un modo ispirato alla misericordia e alla gradualità. In concreto, si debbono seguire tre tappe: a) la correzione personale “fra te e lui solo”; b) alla presenza di due o tre testimoni; c) di fronte a tutta la chiesa, ossia l’assemblea locale.

Il vero potere conferito dal Signore alla sua chiesa è il sacramento del perdono, l’atto di sciogliere piuttosto che di legare. Vi è ancora una cosa che si può fare per il peccatore, quand’anche si fossero esaurite tutte le possibilità di correzione, ed è la preghiera.

Al v. 16 – citando il libro del Deuteronomio 19,15: “Un solo testimone non avrà valore contro alcuno, per qualsiasi colpa e per qualsiasi peccato; qualunque peccato uno abbia commesso, il fatto dovrà essere stabilito sulla parola di due o di tre testimoni” –, si parlava della necessità di due o tre testimoni per poter decidere una causa. Ci si poteva chiedere: che cosa sono chiamati a testimoniare? Il peccato di cui è accusato il fratello, o il suo rifiuto di convertirsi? Non era chiaro.

Adesso però si dice una cosa che essi possono fare, sempre e comunque: “accordarsi” per domandare a Dio, nella preghiera, non semplicemente “qualunque cosa” (come traduce la Bibbia Cei) ma “un affare qualsiasi”, dove “affare” (prâgma) è termine tecnico per una controversia all’interno della comunità (cf. 1Cor 6,1). Siamo dunque rimandati, senza ombra di dubbio, all’“affare” precedente. Per risolverlo, l’espediente più efficace è la preghiera comune.

Perché, quando c’è unanimità nella preghiera, è come se il Signore stesso fosse presente e giudicasse in mezzo alla comunità. A queste condizioni, la preghiera è certamente efficace, perché è la preghiera stessa di Gesù al Padre. Ma Matteo sembra avvertire la sua chiesa che, prima di giungere a soluzioni estreme, non occorre solo aver tentato tutte le strade possibili con il peccatore: occorre soprattutto aver pregato a lungo e unanimemente.

Questa è la scala di valori, il metro di Matteo. Non è affatto detto che Matteo lodi o ammiri il comportamento dei “piccoli”: sono coloro che si smarriscono. Ma proprio per questo sono anche coloro che hanno diritto alle maggiori attenzioni da parte della comunità e dei suoi responsabili: questi devono usare un’infinita “pazienza” verso di loro (cf. Mt 18,26.29). L’invito gesuano a non scandalizzare i piccoli viene attualizzato da Matteo nell’invito a perdonare i peccatori all’interno della chiesa, e a un perdono senza limiti.

fratel Alberto