Parole di un Dio folle

Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).
Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).

12 settembre 2019

Lc 6,27-38

In quei giorni Gesù 20alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«27Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, 28benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. 29A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l'altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. 30Da' a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
31E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. 32Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. 33E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. 34E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. 35Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell'Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
36Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. 37Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. 38Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».


 “A voi che ascoltate dico ...”. Il discorso che Gesù sta facendo non è rivolto a tutti. È un discorso rivolto ai suoi discepoli. A coloro che per amore e nella libertà hanno lui come loro Signore e dunque sono disposti ad ascoltarlo anche quando non si è d’accordo con quello che dice.

Sì, infatti se non avessimo già sentito molte volte il comando dell’amore verso i nemici queste parole ci sembrerebbero parole di un folle. Già facciamo fatica ad amare i nostri amici, figuriamoci i nemici! Sì, parole folli sono queste! Ma la follia di cui stiamo parlando è una follia tutta particolare, che vedremo. 

Fino a quando Gesù dice “come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro” possiamo anche essere d'accordo. Ma quell’“amate i vostri nemici” ci sembra davvero esagerato. Inoltre nel caso che non avessimo capito bene, Gesù lo ripete una seconda volta (“amate invece i vostri nemici”), rincarando la dose con quell’“invece” che ci sembra ancora più eccessivo. E in effetti è eccessivo, è impossibile, è un discorso che se non fosse fatto da colui che vogliamo che sia il Signore delle nostre vite non esiteremmo a definire il discorso di un pazzo.

Pazzia ci sembra essere anche la seconda parte del nostro brano in cui Gesù ci chiede di dare senza misura; atteggiamento che ci urta profondamente perché in fondo in fondo siamo uomini come tutti gli altri, come tutti quegli altri a cui Gesù non si rivolge e a cui Gesù non chiede di ascoltarlo. 

Ma perché Gesù ci chiede cose simili? 

Il testo ci propone due perché: “perché l'Altissimo è benevolo verso gli ingrati e i malvagi” e “perché con la misura con la quale misurate sarà misurato anche a voi”.

Il primo perché è il più gratuito e dunque più chiarificante; difatti smaschera bene la qualità del nostro cuore. Se infatti ci porta a pensare con stizza a un Dio altissimo che ingiustamente preferisce ingrati e malvagi vuol dire che noi non ci riteniamo ingrati e malvagi, ma ci riteniamo giusti e buoni; e allora Gesù non è venuto per noi, perché lui “non è venuto a chiamare i giusti ma i peccatori” (Lc 5,31), non è stato mandato ai sani ma ai malati, a chi, cioè, sa riconoscere l’ingratitudine e la malvagità nascosta nelle profondità del proprio cuore senza cercare di scusarle denunciando quelle degli altri.

Sì queste parole di Gesù sono parole di un folle, di un Dio folle che nella follia del suo amore per ciascuno di noi rinuncia alle sue qualità divine e si fa uomo per farsi più vicino a coloro che già amava.

Solo in forza di questa follia di amore le parole di Gesù che ci chiedono di amare i nemici diventano una prospettiva possibile. Sì possibile, ma possibile nella misura in cui riusciamo a riconoscerci amati

Solo riconoscendoci amati potremmo amare. Ma il primo nemico da cominciare ad amare siamo noi stessi, quelle parti di noi stessi che non ci piacciono e che se percepiamo amate da Dio perderanno tutta la loro forza mortifera, avvilente e depressiva rendendoci capaci di amare in modo autentico noi stessi, chi ci è vicino e, almeno un po’, anche chi ci è nemico. 

fratel Dario