La novità di Gesù

Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).
Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).

6 settembre 2019

Lc 5,33-39

33In quel tempo, gli scribi e i farisei dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». 34Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? 35Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
36Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. 37E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. 38Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. 39Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: «Il vecchio è gradevole!»».


Il comportamento di Gesù sconcertava i contemporanei. La sua misericordia senza riserve verso pubblicani e peccatori metteva in discussione il modo stesso in cui la maggior parte di coloro che avevano un ruolo di guida spirituale tra il popolo (“i farisei e i loro scribi”, Lc 5,30) interpretavano la Legge: Gesù non impersonava un Dio che giudica e condanna, ma rivelava il cuore di un Padre che non vuole la morte del peccatore, ma che egli si converta e viva.

Gesù mostra la via di un’incondizionata misericordia verso ogni creatura: e lo può fare perché egli è sempre in ascolto del Padre, non parla mai da se stesso, non si sostituisce quale giudice al giudizio di Dio, rinuncia a qualsiasi posa che renda sé stesso oggetto di adulazione (“Perché mi dici buono? Nessuno è buono se non uno solo, Dio”, Lc 18,19). Sua fame e sua sete è compiere la volontà del Padre: per questo può discernere la vera intenzione della Legge (“Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati”, Lc 5:31), che il Vangelo di Matteo esplicita citando il profeta Osea: “Misericordia io voglio, e non sacrificio” (Os 6,6; Mt 9,13; 12,7).

Nonostante i suoi avversari lo riconoscessero come “Rabbi”, Maestro, la sua condivisione della tavola con pubblicani e peccatori li porta ad accusarlo. Secondo il meccanismo ipocrita dell’invidia, non contestano direttamente Gesù, ma condannano la presunta infrazione della legge dei suoi discepoli: perché mangiano e bevono invece di digiunare?

Gesù risponde con una similitudine e due parabole. Egli è lo sposo, il sigillo del benevolere del Padre verso gli uomini; egli è la Sapienza che invita al banchetto, che dona senso e pienezza alla vita. In sua presenza, i discepoli non possono digiunare, devono nutrirsi e gioire della sua Parola. Ma per accogliere questa parola occorre una conversione, un radicale cambiamento di mente: non bastano rattoppi o rabbocchi. Occorre rivestire l’abito nuovo delle nozze, cioè rivestirsi di Cristo (cf. Gal 3,27, Rm 13,14), predisporre otri nuovi per il vino nuovo del vangelo.

Eppure, a ben guardare, la novità dell’insegnamento di Gesù è la potenza antica e sempre nuova della Parola vivificante di Dio, che quegli scribi e quei farisei hanno ricoperto di una patina recente di polvere consegnandola all’oblio, in nome della tradizione degli antichi (cf. Mt 15,1-9). Questa tradizione che sembra antica ma è solo vecchia è il rattoppo che lacera la sostanza del comandamento di Dio.

Gesù parla la Parola che chiede di purificare il cuore e non le labbra (cf. Is 29,13; Sal 78,36; Mt 15,7-8), che chiede conversione e cambiamento di vita. E forse il cambiamento più grande è quello di rinunciare a giudicare gli altri, a metterci al posto di Dio, a scambiare i nostri desideri per la sua volontà.

Gesù con la sua vita totalmente rivolta verso il Padre, assolutamente sottomessa alla potenza della misericordia di Dio, ha sconvolto tutte le immagini idolatriche di un dio perverso che giustifica il dominio e il potere degli uni sugli altri ― e che gli uomini seguendo le loro tradizioni sono sempre pronti a fabbricarsi e a usare ai propri fini.

Il Signore Gesù, infatti, “ha portato nel mondo ogni novità portando sé stesso” (Ireneo di Lione).

fratel Adalberto