Servire i fratelli senza sognare di dominarli

Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).
Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).

3 settembre 2019

Lc 22,24-32

In quel tempo24nacque tra i discepoli una discussione: chi di loro fosse da considerare più grande. 25Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere su di esse sono chiamati benefattori. 26Voi però non fate così; ma chi tra voi è più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve. 27Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. 28Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove 29e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l'ha preparato per me,30perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù d'Israele. 31Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; 32ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli».


Siamo a cena con Gesù e i discepoli. È l’ultima cena di Gesù nella quale, interamente raccolto in se stesso, cosciente del momento presente, si consegna totalmente ai discepoli: “Questo è il mio corpo che è dato per voi” (v. 19). Ecco il contesto nel quale il cuore dei discepoli viene svelato. Un contesto altamente teologico, in quanto Gesù sta narrando con la sua vita l’amore di un Dio pronto ad abbassarsi, a farsi il più piccolo, a svuotarsi della sua potenza per mostrare ai discepoli la via della vita.

Gesù si sta consegnando a loro di tutto corpo, e Gesù svela loro che sarà uno di loro a consegnare il suo corpo nelle mani dei nemici: “Ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me, sulla tavola” (v.21).

Sì, uno di loro, e tutti, pur se in maniera inconfessabile, sentono che quelle parole li riguardano. Nel tentativo di evitare la propria intima sconfitta preferiscono guardare con occhi sospettosi i loro fratelli e si chiedono, sbigottiti: “Chi di noi farà questo, chi di noi è il più miserabile?”. È una domanda implicita che scivola direttamente in quella esplicita: “Chi di noi è il più grande?”. Non stupiamoci dell’apparente contraddizione tra questi due interrogativi, essi infatti sono intrinsecamente legati. Il testo ci mostra come il cuore di Gesù è uno, tutto rivolto al Padre, e quanto il cuore dei discepoli è diviso: in preda all’inconsistenza del loro essere, sono pieni di contraddizioni, si sentono deboli e perciò sognano la grandezza. Sognano di poter diventare altro da sé, potenti, e non aderiscono al momento presente che è drammatico, nel quale avrebbero dovuto essere più vicini a Gesù e fare corpo tra di loro, assumendo insieme il peso della realtà. Cioè assumendo la loro inconsistenza personale di peccatori capaci di tradire, in modo da non incolpare gli altri, e resistere all’attrazione del potere che illusoriamente sentono come un contrappeso alla loro insignificanza. 

Ma Gesù non si scandalizza, come una chioccia egli raduna i suoi pulcini dispersi attorno alla sua parola per indirizzarli verso i valori del Regno, per il quale accetta di salire a Gerusalemme sapendo quello che lo aspetta. Egli, malgrado l’evidenza della fragilità di Pietro, accorda una fiducia totale al Padre: “Ho pregato per te, Pietro, perché la tua fede non venga meno”. Gregorio Magno, di cui oggi celebriamo la memoria, ha capito e ha preso come compito suo la preghiera di intercessione di Gesù e dice: “Per cosa è eletto un vescovo se non per intercedere presso Dio per i delitti del popolo?” (II.8-9). Ha assunto nella sua carne la dimensione del regno di Dio dichiarandosi, in quanto papa, “servo dei servi di Dio”, a immagine e somiglianza di Gesù. Il suo Dio, che regna senza violenza alcuna, “rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili” (Lc 1,52). Dio regna quando accettiamo di prendere coscienza delle nostre contraddizioni senza giustificarle con quelle degli altri. Umilmente accettiamo la cura del Signore che ci serve con pazienza e misericordia senza giudicarci. Allora possiamo guardare gli altri con altrettanta misericordia, per servirli senza sognare di dominarli

Sorella Sylvie