“Che i nostri occhi si aprano!”

Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).
Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).

31 agosto 2019

Mt 20,29-34

In quel tempo 29mentre Gesù e i suoi discepoli uscivano da Gerico, una grande folla lo seguì. 30Ed ecco, due ciechi, seduti lungo la strada, sentendo che passava Gesù, gridarono dicendo: «Signore, figlio di Davide, abbi pietà di noi!». 31La folla li rimproverava perché tacessero; ma essi gridavano ancora più forte: «Signore, figlio di Davide, abbi pietà di noi!». 32Gesù si fermò, li chiamò e disse: «Che cosa volete che io faccia per voi?». 33Gli risposero: «Signore, che i nostri occhi si aprano!». 34Gesù ebbe compassione, toccò loro gli occhi ed essi all'istante ricuperarono la vista e lo seguirono.


Gesù ridona la vista a due ciechi. Due, come i due fratelli, discepoli del Signore, per i quali la madre aveva perorato la richiesta di una posizione d’onore nel suo regno. Il racconto segue immediatamente l’insegnamento di Gesù sullo “statuto” della comunità, e la sua posizione all’interno della narrazione evangelica appare non casuale: Gesù ha aperto gli occhi ai discepoli accecati dal desiderio di riconoscimento e di affermazione di sé, conducendoli a comprendere che il fondamento delle relazioni fraterne è il servizio reciproco (cf. Mt 20,26-28).

È perciò un racconto simbolico che ci riguarda da vicino, perché lungo il cammino di sequela possiamo arrivare a non vederci più in modo chiaro o fermarci lungo la strada.

Numerosi sono i motivi di cecità che riconosciamo in noi stessi. A volte è una mancanza di fede nella presenza del Signore accanto a noi, che come Pastore buono guida le nostre vite. 

Siamo ciechi quando restiamo legati alle nostre convinzioni, al nostro modo di guardare alla realtà e non siamo disposti a cambiare il giudizio sull’altro. Facilmente portati a scorgere la pagliuzza nell’occhio del fratello, non ci preoccupiamo della trave che in noi oscura la vista (cf. Mt 7,1-5).

Ciechi quando non vediamo chi è nel bisogno e invoca da noi aiuto. Come la folla che vuole mettere a tacere il grido di questi due uomini ai bordi della strada e dunque emarginati dalla società, non volendo che alcun disperato venga a turbare la propria tranquillità. Ascoltare questo grido significa rendersi conto che siamo implicati nella sorte dell’altro. Gesù ci insegna ad accoglierlo: si ferma e se ne fa partecipe, domandando che cosa concretamente può fare per loro. 

Nella prospettiva evangelica il problema non è essere ciechi, ma la presunzione di non esserlo. La cecità più grave è quella di chi si ritiene giusto e non si riconosce bisognoso della misericordia del Signore, e resta perciò impossibilitato ad aprirsi alla grazia che lo guarisce: “Se foste ciechi non avreste alcun peccato, ma siccome dite: ci vediamo, il vostro peccato rimane” (Gv 9,41).

Il cammino della fede è un venire alla luce. “Io sono la luce del mondo, chi cammina dietro a me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). Gesù è la luce, quella vera, che illumina ogni uomo, che può rischiararci nelle situazioni di tenebra che viviamo. Ancorandoci a lui possiamo scorgere un bagliore nei momenti di oscurità, la vita oltre la morte. 

“C’è tutto un mondo intorno”, recitava una famosa canzone degli anni ’70. C’è la vita che scorre davanti a noi, fatta delle persone che amiamo, incontri, paesaggi inediti, colori, profumi…, sulla quale siamo chiamati ad aprire gli occhi. Porto sempre nel cuore le parole sussurrate dal nostro fratello Edoardo in una delle ultime passeggiate all’aria aperta, ormai fortemente debilitato dalla malattia: “È tutto una meraviglia qui intorno”. 

Nei giorni difficili, quando il vivere si trascina stancamente, riconosciamo con stupore il dono della vita che ci è offerta, il dono dei fratelli e delle sorelle che ci sono stati dati come compagni di viaggio, le tracce di bellezza e di bontà disseminate attorno a noi. Facciamo dunque nostra l’invocazione dei due uomini ciechi: che i nostri occhi si aprano! 

fratel Salvatore