“Servire e dare la propria vita”

Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).
Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).

30 agosto 2019

Mt 20,24-28

In quel tempo 25Gesù chiamò i suoi discepoli a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. 26Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore 27e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. 28Come il Figlio dell'uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».


Il brano di oggi è la risposta di Gesù ai suoi discepoli dopo la richiesta della madre di Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, di far sedere i propri figli uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra. Domanda che rivela come i discepoli, nonostante la vicinanza con Gesù e gli annunci che ha fatto loro, non riescono a capire e leggere in profondità la vita di Gesù, cosa lo anima e cosa è importante per lui.

“Servire e dare la propria vita”: questo sostiene e alimenta la vita di Gesù fino alla fine, quando nessuno capirà e verrà lasciato solo proprio nel momento in cui per lui queste parole diventano vita e sono vissute fino alla propria morte di croce.

Le parole di Gesù sono vere e hanno un peso proprio perché sono diventate vita o, meglio, l’evangelo consiste in parole che dicono una vita che ha vissuto le parole stesse che sono narrate. Gesù ci ha lasciato la sua vita e non le sue parole.

Questo deve portare anche noi ad avere cura della nostra vita, di come viviamo, con quale intensità, con quale desiderio profondo. C’è un vissuto dentro di noi e un vissuto fuori di noi e queste due dimensioni devono trovare negli anni unità. Bisogna avere la capacità di accogliere ciò che noi siamo, dentro di noi ci sono sia il buon grano che la zizzania, e accogliere le vicende positive e negative che arrivano lungo lo scorrere degli anni.

Ogni età richiede sempre un nuovo modo per ritrovare questa unità che non è un dato fisso, ma una dinamica sempre da ricercare, la sete crea altra sete. La nostra vita è un cercare, più che un realizzare, tappa dopo tappa: a volte sembriamo più dei gamberi che vanno indietro più che avanti, ma anche lì il Signore non ci molla, ci riprende per mano per ricondurci sul sentiero che conduce a lui. Non temiamo i tempi di inquietudine e turbamento, restiamo in ascolto di ciò che avviene in noi e del nuovo che si affaccia come occasione per scoprire nuove realtà, nuove dimensioni di vita interiore e per conoscere meglio il nostro cuore e il Signore.

Cercare l’unità dentro di noi ci porta a tentare di realizzare nella pace e ogni giorno la parola dell’evangelo, ricominciando ogni giorno a servire, a donare la propria vita, ad amare i nemici. Solo un cuore unificato, dono del Signore, può avere la capacità di accogliere gli altri senza riserve, senza volerli cambiare, servendoli fino alla fine come Gesù.

Gesù conosceva bene i suoi discepoli, la loro poca fede, la loro paura che li porta a rinnegarlo, a tradirlo, ad abbandonarlo, ma non smise mai di amarli, di continuare ad insegnare loro, di credere in loro: li richiamava e li incoraggiava nello stesso tempo. Il Signore conosce anche ciascuno di noi e anche per noi il suo amore non viene meno.

“Accetta, Signore,
ciò che siamo:
il bene e il male,
ciò che amiamo e ciò che rifiutiamo.
Prendi tutto
portalo con te,
perché possiamo risorgere
continuamente.
Dio che ami la vita”.

sorella Roberta