Chi sono io per te? Chi sei tu per me?

Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).
Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).

13 agosto 2019

Mt 16,13-23

In quel tempo13Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».14Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». 16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. 18E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.21Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. 22Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». 23Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».


Il verbo essere rivela l’identità di una persona. Chiediamoci chi è la persona in cui riponiamo fiducia! (cf. 2Tm 1,12).

Può sorprendere questa domanda che Gesù pone ai discepoli. Essi sanno dalle Scritture che il Figlio dell’uomo è il Messia atteso tratteggiato dalle figure profetiche come Elia, Geremia, e Giovanni Battista, annoverato tra i profeti. Dio stesso al Sinai aveva detto di sé “Io sono colui che sono” rivelandosi in un fuoco che non si estingue (cf. Es 3,14-15). Pietro risponde sicuro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Ma la risposta che vuole Gesù è se lo conosciamo veramente, in profondità, se sappiamo incontrarlo faccia a faccia e non solo a parole retoriche che fanno di lui un contenitore senza contenuto. Egli dà un indizio: l’identità di Gesù sta nel rapporto filiale con il Padre. Egli è in quanto mandato dal Padre, testimoniato dai profeti, cercato da quanti lo seguono.

La sua identità però pone ulteriori domande che scalfiscono le categorie dell’oggi. Esse sono alla base della sequela e implicano il sì del credente. Dire sì a Gesù, Figlio dell’uomo, significa dire sì al Padre e allo Spirito che opera attraverso il Figlio, stabilire in lui il fondamento della vita, la pietra angolare, scelta e preziosa.

Gesù sceglie Pietro come pietra per edificare, per essere il testimone di Cristo e formare la comunità dei credenti. Perciò Gesù sceglie Pietro su cui far poggiare la sua chiesa, sua e non di Pietro!

Ma l’essere pietra non ripara dall’essere “scandalo”, “satana” quando la comunità, la chiesa testimonia Cristo non secondo l’amore di Dio ma seguendo logiche del “mondo”: la propria comodità, il proprio prestigio, la propria autoreferenzialità. Così la pietra angolare diventa pietra di divisione ed emarginazione nella via dell’amore, dell’accoglienza.

Dire sì a Gesù Cristo, figlio del Dio vivente, è riconoscere che è presente nella storia anche là dove lo perseguitano, lo insultano, lo deridono perché la sua presenza non è secondo il mondo. Il suo essere Messia, il Figlio Amato, scelto, prediletto (cf. Mt 4,17), è essere un uomo che per aderire al Padre si abbassa, si spoglia, si dona, si incammina verso la croce. In questo il cristiano conforme a Cristo è di scandalo, è persona scomoda!

Questa è la necessità della fede che spezza la catena delle comodità dei pregiudizi del mondo, delle logiche di arroganza, rivalità, potere, odio e indifferenza creando dei contestatori che hanno a cuore il bene comune. “La necessità della fede, una necessità interiore che spezza come una improvvisa lama d’acciaio tutti i tessuti connettivi della menzogna e li scopre! Se non l’abbiamo mai provata non abbiamo mai avuto fede. La parola stonata (fuori dal coro del cristiano) ci introduce nella necessità del conflitto” (E. Balducci). Questa parola stonata è la certezza della libertà del credente che ha fiducia che la vita ha orizzonti più ampi di quelli che vediamo.

“Il Messia in cui abbiamo posto fiducia introduce ad un Dio crocifisso che non crocifigge, a un Dio che non rimpicciolisce, ma che fa fiorire, a un Dio che non allontana, ma che accoglie, a un Dio che non lega alla colpa, ma che scioglie con il perdono” (G. Bruni).

sorella Francesca