“Fate attenzione!”

Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).
Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).

12 agosto 2019

Mt 16,1-12

In quel tempo 1 i farisei e i sadducei si avvicinarono per mettere alla prova Gesù e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. 2Ma egli rispose loro: «Quando si fa sera, voi dite: «Bel tempo, perché il cielo rosseggia»; 3e al mattino: «Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo». Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? 4Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona». Li lasciò e se ne andò.5Nel passare all'altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere del pane. 6Gesù disse loro: «Fate attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». 7Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso del pane!». 8Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché andate dicendo tra voi che non avete pane? 9Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila, e quante ceste avete portato via? 10E neppure i sette pani per i quattromila, e quante sporte avete raccolto? 11Come mai non capite che non vi parlavo di pane? Guardatevi invece dal lievito dei farisei e dei sadducei». 12Allora essi compresero che egli non aveva detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall'insegnamento dei farisei e dei sadducei.


Chiedono a Gesù un segno dal cielo: di esibirsi in qualche prodigio, di produrre qualche prova. Ma lui rifiuta, diffida di questa ricerca ambigua e sceglie di rispondere con una controdomanda: “Sapete interpretare la faccia del cielo – la sua probabile evoluzione verso il bello o il brutto tempo – e i segni dei tempi – ciò che rivelano e ciò che promettono – non siete capaci di interpretarli”? “Una generazione malvagia e adultera” sprofonda in quest’incapacità sconsolante (cf. Mt 11,16-19). Non le è dato alcun segno. Unico segno al quale Gesù rimanda, senza spiegare perché (a differenza di Mt 12,39), il segno di Giona.

Gesù quindi interroga l’attitudine al discernimento di chi gli chiede un segno. Discernimento dei segni dei tempi e delle Scritture.

Discernimento dei segni dei tempi, dunque della storia, dell’oggi. Gesù rimanda chi cerca un segno dal cielo, che venga dall’alto, da Dio, ai segni dei tempi, che vengono dal basso, dalla storia che si scrive su questa terra.

Di fronte alla pretesa di un segno eclatante che irrompendo dal cielo sulla terra sia dimostrazione inequivocabile della signoria di Dio, il mite Gesù insegna a scrutare l’oggi e a porsi in ascolto della parola di Dio che, qui e ora, emerge dalla storia.

Discernimento poi delle Scritture, di quelle Scritture che sono testimonianza della storia del Signore con il suo popolo e con l’umanità tutta, storia illuminata dalla sua parola che istruisce sul cammino e, nonostante tutto, lo porta a compimento. Lasciando il segno in vicende memorabili come quella di Giona, profeta riluttante alle prese con un Dio scandalosamente misericordioso.

Di fronte a chi chiede un segno che parli per Dio, che dimostri se Dio sta dalla parte di Gesù, il rabbi di Nazaret insegna a scrutare le Scritture e a cercare lì paradigmi e chiavi di lettura del presente alla luce della volontà di Dio.

Nella traversata in cui siamo impegnati come discepoli, evocata “nel passare altra riva” del v. 5, Gesù mette però in guardia dal lievito di farisei e sadducei.

Il lievito, di per sé, in una certa misura, svolge un’azione positiva in un impasto. C’è un lievito che è forza nascosta e vitale (cf. Mt 13,33): così è il Regno, sappiamo riconoscerne i segni? Ma qui il lievito diviene immagine negativa di ciò che lavora dall’interno fino a snaturare, gonfia all’eccesso fino a stravolgere e sciupare...

Possiamo ricordare per esempio quanto letto qualche giorno fa a proposito di “alcuni farisei e alcuni scribi”: il loro insegnamento inizialmente sembra rivestire il comandamento per custodirlo, ma poi muta in tradizione che finisce per annullare la parola di Dio (cf. Mt 15,3.6).

I discepoli infine, grazie alle domande sferzanti del loro maestro, ci arrivano: comprendono almeno qualcosa di ciò che preoccupa Gesù. Il loro ansioso discorrere sul pane effettivamente muoveva da altre preoccupazioni. Non ricordavano quanto vissuto con Gesù, non avevano saputo trarre lezione dai segni da lui compiuti.

Il farne memoria ci custodisca dall’ottundimento che impedisce di discernere ciò che il Signore continua a operare tra di noi e ciò da cui vuole metterci in guardia. 

fratel Fabio