Nel segno del pane

Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).
Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).

10 agosto 2019

Mt 15,29-39

In quel tempo29Gesù si allontanò di là, giunse presso il mare di Galilea e, salito sul monte, lì si fermò. 30Attorno a lui si radunò molta folla, recando con sé zoppi, storpi, ciechi, sordi e molti altri malati; li deposero ai suoi piedi, ed egli li guarì, 31tanto che la folla era piena di stupore nel vedere i muti che parlavano, gli storpi guariti, gli zoppi che camminavano e i ciechi che vedevano. E lodava il Dio d'Israele. 32Allora Gesù chiamò a sé i suoi discepoli e disse: «Sento compassione per la folla. Ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non vengano meno lungo il cammino». 33E i discepoli gli dissero: «Come possiamo trovare in un deserto tanti pani da sfamare una folla così grande?». 34Gesù domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette, e pochi pesciolini». 35Dopo aver ordinato alla folla di sedersi per terra, 36prese i sette pani e i pesci, rese grazie, li spezzò e li dava ai discepoli, e i discepoli alla folla. 37Tutti mangiarono a sazietà. Portarono via i pezzi avanzati: sette sporte piene. 38Quelli che avevano mangiato erano quattromila uomini, senza contare le donne e i bambini. 39Congedata la folla, Gesù salì sulla barca e andò nella regione di Magadàn.


«Li spezzò»: mani che spezzano i pani. Gesto genetico della con-divisione: il tutto si fa frammento affinché ciascuno sia saziato, ciascuno nel vasto contesto di una moltitudine, di una folla stupita e digiuna, che Gesù non vuole congedare nel timore che venga meno lungo il cammino. Allora ai discepoli viene chiesto di aprire le mani e mettere in comune il poco di ciascuno: «La condivisione forse non ha altro obiettivo che sollevare un lembo dello spesso sipario di notte della nostra solitudine» (E. Jabès).

«Sento viscerale compassione per la folla», esclama Gesù (v. 32). La con-divisione ha la sua genesi nella com-passione, sentimento espresso col tratto femminile del contrarsi delle viscere che accolgono, custodiscono, alimentano e proteggono una vita nascente. La misericordia di Dio è il luogo della presenza del perduto che deve essere ritrovato, è il luogo dell’affamato che deve essere nutrito, è il luogo della memoria incancellabile del bisogno che le sue creature patiscono: «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? – dice il Signore –. Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (Is 49,15). È così che il pane spezza il cuore del Dio-Uomo che lo moltiplica, affinché «gli uomini abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10).

Le moltiplicazioni dei pani, disseminate nelle pagine dei Vangeli, possono essere intese come una retroproiezione dei gesti compiuti da Gesù nell’ora decisiva della sua ultima cena, come anticipo pasquale del gesto della frazione del pane che un Viandante sconosciuto ripeterà all’imbrunire della Pasqua, dopo aver aperto il senso delle Scritture e fatto ardere due cuori oppressi dalla tristezza e dalla delusione, perché lo riconoscessero «nello spezzare il pane» (Lc 24,35). 

Oppure quella sequenza di gesti, profondi e pesati, che gli evangelisti incastonano con precisione di dettagli nei loro racconti, può essere intesa come evento pre-pasquale del Cristo itinerante sui sentieri della Terra santa, nello spazio racchiuso fra il mare e il monte, «in un deserto», in cui sembra ripetersi il prodigio della manna, «perché vedano il pane che vi ho dato da mangiare nel deserto», secondo la parola del Signore (Es 16,32). 

Sequenza che si inscrive nel quotidiano dei gesti di Gesù, in un crescendo che toccherà il suo vertice nell’ora pasquale in cui il prendere, il rendere grazie, lo spezzare e il dare diventano promessa e figura della sua stessa vita, del suo corpo e del suo sangue, che saranno consegnati nelle mani degli uomini, consegnati alla morte e, misteriosamente, alla Vita, perché consegnati, al contempo, alle mani del Padre. «Esistere è aprirsi progressivamente alla condivisione. È condividere la vita con la vita, la gioia con la gioia, il dolore col dolore, la morte con la morte. Insomma, l’istante con l’istante» (E. Jabès). 

Questo darsi senza riserve fa di Gesù l’eucaristia vivente, la nudità di un corpo consegnato, nel segno del pane, nel segno di un amore che fa arretrare la notte della solitudine, dell’abbandono, del tradimento, nella negazione: «Tocca ora al pane di spezzare l’uomo, d’essere la bellezza del primo albeggiare» (R. Char). 

fratel Emanuele