Divisi, alla ricerca di unità

Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).
Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).

8 agosto 2019

Mt 15,10-20

In quel tempo 10riunita la folla, Gesù disse loro: «Ascoltate e comprendete bene! 11Non ciò che entra nella bocca rende impuro l'uomo; ciò che esce dalla bocca, questo rende impuro l'uomo!».
12Allora i discepoli si avvicinarono per dirgli: «Sai che i farisei, a sentire questa parola, si sono scandalizzati?». 13Ed egli rispose: «Ogni pianta, che non è stata piantata dal Padre mio celeste, verrà sradicata. 14Lasciateli stare! Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». 
15Pietro allora gli disse: «Spiegaci questa parabola». 16Ed egli rispose: «Neanche voi siete ancora capaci di comprendere? 17Non capite che tutto ciò che entra nella bocca, passa nel ventre e viene gettato in una fogna? 18Invece ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende impuro l'uomo. 19Dal cuore, infatti, provengono propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie. 20Queste sono le cose che rendono impuro l'uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non rende impuro l'uomo».


Ogni società, per darsi un’identità, ha messo le basi su nette divisioni interne che dicono con chiarezza chi è dentro e chi è fuori. Confini e barriere segnano la vicenda umana fin dal suo inizio, perché dicono una verità essenziale dell’essere umano: il suo essere già separato al suo interno, da sempre. Ma questo noi spesso lo dimentichiamo, dimentichiamo che in noi vi è una divisione originaria e che è solo nella preghiera al Signore che possiamo chiedere e sperare il dono di un cuore unificato (cf. Sal 86,11).

La pagina evangelica di oggi ci presenta Gesù posto di fronte a quella che era “la” separazione per il popolo ebraico: purità e impurità, questo determinava appartenenza o non appartenenza al popolo, ai riti, questo in definitiva determinava la possibilità di una vita di relazione. Puro e impuro: due categorie che esprimono una precisa concezione del mondo, due sfere contrapposte. L’una in cui giocano forze vitali, l’altra animata dalla morte. Impuro, rispetto alla purezza che io sono, è sempre e comunque il diverso, l’altro, colui che in un modo o nell’altro scelgo di escludere. Impuro è colui che non ha ciò che io ho, colui che non fa ciò che io faccio, che non pensa ciò che io penso, colui che non è ciò che io sono. Ne consegue, senza troppa fatica, che l’impuro ci contamina da fuori, dall’esterno di noi, il male ci raggiunge sempre da fuori, è nella cattiva aria che respiriamo e da cui siamo contaminati e resi impuri.

Per questo l’impegno di ogni buon ebreo era di rimanere ancorato alla purità evitando la sfera dell’impurità, e per assicurarsi questo la legge definisce cavillosamente ambiti e confini. La religione è l’ancora di salvezza: con i suoi riti, con le sue purificazioni fornisce strumenti formali per uscire dall’impurità e tornare nell’ambito vitale. Mangiare o non mangiare determinati cibi, lavarsi o non lavarsi le mani e infinite altre regole di comportamento (cf. v. 20).

Quale abisso tra questo orizzonte angusto, ristretto, che circonda le nostre vite, nel quale ci rendiamo schiavi e l’ampiezza di quel “per tutti” di Gesù (cf. Mt 20,28), del suo “Non i sani … ma i malati; non i giusti, ma i peccatori” (cf. Mc 2,17). Ed è proprio a tutti, a “una folla riunita” (cf. v. 10), a un popolo che non capisce e si sente macchiato, che anche oggi Gesù narra la novità, porta la liberazione. E lo fa spostando lo sguardo dalle cose, dai cibi, al centro, al cuore dell’essere umano. Il confine non è legato alle cose in sé, non veniamo “infettati” da un virus esterno, la frontiera non passa fuori, ma è interna a noi nelle intenzioni che abitano il nostro cuore. Solo nel come viviamo con gli altri possiamo determinare il nostro essere puri o impuri, possiamo dar vita a gesti, atteggiamenti, parole che macchiano la relazione con l’altro: propositi malvagi, omicidi, prostituzione, falsità… (v. 20), oppure possiamo scegliere la via dell’incontro, continuando a cercare gesti, parole che appartengono alla sfera del bene, della vita, della parola giusta, sincera, del gesto gratuito, di accoglienza, di amore.

Se la purità era sfuggire il male per avvicinarsi a Dio, Gesù ci indica la via per eccellenza: coltivare nel cuore gesti, parole, pensieri di solidarietà, di cura, di amore che ci avvicinano a uomini e donne, così saremo più vicini al Dio della vita. Ciò che ci allontana da lui non sono mai gli altri ma il nostro scegliere di separarci da loro: questo ci rende impuri.

sorella Elisa