Un lume nell’oscurità

Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).
Mosaico realizzato all’interno del progetto di arte pubblica nel paese di Tornareccio (Chieti).

6 agosto 2019

Lc 9,28-36

In quel tempo 28Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29Mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. 32Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva. 34Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All'entrare nella nube, ebbero paura. 35E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'eletto; ascoltatelo!». 36Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.


Celebriamo oggi la festa della Trasfigurazione, festa grande per l’Oriente cristiano, ma quasi sempre taciuta in Occidente che privilegia abitualmente gli eventi dolorosi della vita di Gesù. 

Non si sa perché sia stata fissata al 6 di agosto: c’è chi la mette in relazione con la festa ebraica del 9 di av che, in questi giorni, ricorda la distruzione del tempio di Gerusalemme; per altri è la cristianizzazione di una festa pagana armena di Afrodite; altri la dicono fissata quaranta giorni prima del 14 settembre, in dipendenza cioè della festa dell’Esaltazione della croce; altri ancora ritengono che questa data sia quella della dedicazione, nel IV secolo, della prima chiesa del monte Tabor. 

Al di là però della data è fondamentale che nel cuore del cosiddetto “tempo ordinario” rifulga, non come semplice esercizio di memoria, ma come reale risplendere, la luce della trasfigurazione di Gesù. A circa metà dei lunghi mesi che uniscono il tempo pasquale all’inizio dell’avvento, questa festa ricorda il senso vero e profondo, anche se nascosto, del nostro quotidiano.

E lo fa almeno in due modi.

Anzitutto, e negativamente, attraverso la reazione di Pietro. Affascinato dallo splendore di Cristo in colloquio con i rappresentanti della Scrittura, esclama: “Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre capanne!”. Le “capanne” sostituiscono ormai le “tende” delle precedenti traduzioni, perché l’esegesi recente ha rilevato una possibile relazione tra questo episodio e la festa ebraica delle capanne (Sukkot) che evoca il lungo cammino del popolo d’Israele attraverso il deserto e la tensione verso la terra promessa, immagini del nostro quotidiano. L’intervento di Pietro indica il suo rifiuto di proseguire per quella via e la sua volontà di rimanere in contemplazione del Cristo luminoso: tentazione dell’evasione dall’ordinario. Ma, dice il testo, “non sapeva quello che diceva”: Pietro non rifiuta solo di continuare il cammino, ma ostacola anche quello che Gesù deve percorrere, il suo “esodo che stava per compiersi a Gerusalemme”. È il rifiuto di quella logica biblica rivelata dal Risorto: “Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?” (Lc 24,26; cf. anche vv. 44-47). Il nostro ordinario è sì un camminare verso la gloria cui Dio ci chiama, ma cammino, senza scorciatoie, attraverso prove e difficoltà.

La nostra vita quotidiana è poi illuminata dall’“ascoltatelo!” finale. Per giungere a quella gloria e gioia cui Dio ci chiama occorre ascoltarlo. L’ascolto del Signore – il celebre shema‘ Israel – dà il suo senso vero ad ogni nostro oggi. Ascoltarlo in senso forte, come ricorda Giacomo nella sua lettera: “Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi” (Gc 1,22). Certo, resta difficile sapere come il Signore ci parli e cosa ci dica; il cercare di comprenderlo e il desiderio di ascoltarlo in verità basteranno tuttavia a illuminare pienamente il nostro ordinario e dunque ad orientarlo.

fratel Daniel