Oggi e non domani

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8 aprile 2019

Mc 11,20-26

In quel tempo Gesù, 20 e i suoi discepoli passando, videro l'albero di fichi seccato fin dalle radici. 21Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l'albero di fichi che hai maledetto è seccato». 22Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! 23In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: «Lèvati e gèttati nel mare», senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. 24Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. 25Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe». [ 26]


Gesù è a Gerusalemme, il suo cammino tra di noi sta volgendo al suo termine, e Gesù fa gesti e dice parole contrassegnate dall’urgenza di questo momento finale, è come se non ci fosse più tempo. Scaccia quelli che vendono e comprano nel tempio perché il tempio è casa di preghiera, maledice l’albero di fichi perché non c’è più tempo per portare frutti. Con l’imminenza della fine tutto acquista una dimensione e un volto diversi, c’è un'urgenza: non c’è più tempo!

Mentre prima nel vangelo di Luca possiamo leggere l’atteggiamento paziente del vignaiolo che chiede ancora un anno per zappare attorno all’albero di fichi che non porta frutti e sfrutta il terreno inutilmente (cf. Lc 13,6-9), qui il tempo si è fatto breve e il fico che non porta frutto viene seccato.

Grande insegnamento per noi, il Signore usa pazienza verso di noi, com’è scritto nella Seconda lettera di Pietro: “Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2Pt 3,9). Il Signore ci attende, ci accompagna, ma per ciascuno di noi arriverà il momento in cui non ci sarà più tempo e questo può essere per noi monito e appello a non posticipare la nostra conversione a domani, ma a dirci oggi comincio, ricomincio il mio cammino dietro al Signore con rinnovato slancio e desiderio. Oggi e non domani, può non esserci più tempo!

Il segno del fico seccato diventa per Gesù un’esortazione alla nostra fede: se nel nostro cuore non c’è il dubbio e si crede a quando si dice e chiede, ciò avverrà. Matteo scrive: “Se avrete fede pari a un granello di senape direte a questo monte: spostati da qui a là ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile” (Mt 17,20).

È la fede la forza della nostra vita e come il padre del fanciullo epilettico a cui Gesù dice: “Tutto è possibile a chi crede”, possiamo anche noi dire a Gesù: “Credo, aiuta la mia incredulità!” (Mc 9,23-24)

“Se il dubbio fosse stato nel mio cuore
il Signore non avrebbe ascoltato
invece Dio mi ha ascoltato
ha esaudito il mio grido di preghiera.
Sia benedetto Dio!
Non ha respinto la mia preghiera
non mi ha privato del suo amore” (Sal 66,18-20).

“Si domandi a Dio però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all’onda del mare mossa e agitata dal vento; e non pensi di ricevere qualcosa dal Signore un uomo che ha l’animo oscillante e instabile in tutte le sue azioni” (Gc 1,6-8).

Infine Gesù ci ricorda che la vera montagna da spostare è la relazione interrotta con il fratello, la sorella e la preghiera ha la sua efficacia se cambia il nostro cuore, se lo rende disponibile all’altro e capace di perdono e di rinnovata accoglienza verso l’altro che ha sbagliato verso di noi, ci ha feriti e fatto del male. Questo il vero miracolo, questa la vera montagna abbassata e spostata. In quest’ultima parte della quaresima il Signore cambi il nostro cuore, lo colmi di bontà, lo renda capace di amore gratuito e di perdono sincero e generoso.

sorella Roberta