Liberare le nostre aspettative

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4 aprile 2019

Mc 10,35-45

In quel tempo 35si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». 36Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». 37Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». 38Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». 39Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. 40Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».41Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. 42Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. 43Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, 44e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. 45Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».


Giacomo e Giovanni si avvicinano a Gesù subito dopo il suo terzo annuncio della passione e gli fanno una richiesta: “Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo”. Alla risposta di Gesù: “Che cosa volete che io faccia per voi?”, gli rispondono: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra”.

La loro non è una semplice richiesta, la pongono come se Gesù in qualche modo dovesse venire incontro al loro desiderio. Poco prima Pietro aveva detto: “Ecco noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. E Gesù, a questa rinuncia, aveva promesso a chi lasciava tutto “per causa sua e per causa del vangelo” il centuplo in questo tempo assieme a persecuzioni, ma aveva anche aggiunto “e la vita eterna nel tempo che verrà”. Giacomo e Giovanni sono consapevoli del rischio di persecuzioni seguendo Gesù nel suo cammino verso Gerusalemme perché come gli altri discepoli lo seguono “sgomenti e impauriti” come dice l’evangelista. Avevano compreso, anche se confusamente, la parola sulla resurrezione, avevano intuito che questa apriva il tempo futuro, il tempo della gloria del figlio dell’uomo. Per questo vogliono che Gesù si impegni con una promessa sulla loro partecipazione alla gloria del tempo futuro. Chiedono una assicurazione per loro due. Ma così dimenticano il centuplo di fratelli e sorelle che Gesù aveva promesso. Giacomo e Giovanni chiedono una compensazione, certo non ora ma nel tempo futuro, per il tutto che hanno lasciato. Hanno lasciato tutto, ma forse non proprio tutto. Sanno che la loro sequela dietro a Gesù è una via di progressiva spoliazione di cose materiali, e anche di affetti, ma non del pensare secondo gli uomini. In realtà leggono e immaginano il mondo futuro con le stesse categorie di quello presente. Il desiderio di riconoscimento e di potere permane e viene proiettato nel mondo futuro.

Gesù risponde che riguardo al mondo futuro non può promettere nulla, ma l’unica cosa che può promettere a coloro che lo seguono è il battesimo attraverso cui deve passare lui stesso, e il calice che lui stesso deve bere.

Gli altri apostoli si irritano con i due figli di Zebedeo per la loro domanda a Gesù, e così mostrano che neppure loro hanno compreso le sue parole. Mostrano che pensano al mondo futuro e alle relazioni tra di loro e con Gesù secondo la logica umana.

Gesù con pazienza li chiama a sé e spiega come la logica della sua missione e ciò che muove le sue azioni è una logica altra. Spiega come la logica secondo Dio sia antitetica alla logica degli uomini. Lo fa riprendendo ancora una volta l’insegnamento del servire: “Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.

L’evangelista in questo racconto ci fa comprendere come sia più facile rinunciare a casa e campi che non alle nostre aspettative, al nostro modo di pensare, ma il cammino verso Gerusalemme, il cammino verso la pasqua deve portarci anche a purificare e a liberare le nostre aspettative e desideri dal modo di pensare degli uomini per lasciar affiorare il sentire proprio di Gesù alla cui sequela ci siamo incamminati.

fratel Mauro