Per la durezza del cuore

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1 aprile 2019

Mc 10,1-16

In quel tempo Gesù1 venne nella regione della Giudea e al di là del fiume Giordano. La folla accorse di nuovo a lui e di nuovo egli insegnava loro, come era solito fare. 2Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. 3Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». 4Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». 5Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. 6Ma dall'inizio della creazione li fece maschio e femmina; 7per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie 8e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. 9Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 10A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. 11E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un'altra, commette adulterio verso di lei; 12e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».13Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. 14Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. 15In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». 16E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.


Dopo aver messo in guardia i discepoli da se stessi, dal diventare scandalo agli altri e a sé, Gesù va in Giudea e lì ammaestra la folla che gli fa ressa intorno. Ma alla fine, di nuovo richiamerà i discepoli a non essere di scandalo, di impedimento, e questa volta a dei bambini. E Gesù, sdegnato, aggiungerà al rimprovero un’importante rivelazione: “A chi è come i bambini appartiene il regno di Dio” (v. 14), indicandoceli come maestri nell’accoglienza del Regno.

Mentre Gesù insegnava gli si avvicinano anche dei farisei. Ma al contrario della folla accorsa per ascoltarlo, costoro gli si avvicinano per metterlo alla prova. E pongono a Gesù una domanda sulla Torah, sul diritto di un marito di ripudiare la moglie. Essi pensano di poterlo costringere o a smentire l’autorità di Mosè – e poter così accusarlo e toglierlo di mezzo –, o a smentire il suo modo di interpretare la Torah come la volontà misericordiosa di Dio, ciò che gli attirava intorno così tanti poveri, malati e peccatori.

Sembra che quei maestri religiosi, come poi tanti altri in ogni tempo, siano avversari di Gesù perché dimentichi che la Torah di Mosè è, innanzitutto, narrazione della compassione di Dio per noi; dimentichi che è la misericordia di Dio che lo ha spinto a parlarci, a chiamarci, a rivelarsi nella sua Parola. È l’oblio di questa verità che ci trasforma in avversari di Gesù, in persone che usano la parola di Dio come un diritto a nuocere impunemente e a giudicare gli altri.

Ma Gesù risponde: “Per la durezza del vostro cuore Mosè scrisse per voi questa norma” (v. 5), ma in principio, nella creazione Dio non volle così. E cita “Dio li creò maschio e femmina” (v. 6), cita cioè il racconto della Genesi dove è espressa la parità antropologica tra i due umani, e non l’altro racconto, quello della creazione della donna dall’uomo, il più usato poi dalla tradizione cristiana.

Gesù vede nel diritto di ripudio concesso solo al marito la durezza di cuore, una contraddizione all’intenzione con cui Dio ha creato uomo e donna: cioè il bene che Dio desidererebbe per noi. Dunque la risposta di Gesù, ripristinando l’intenzione divina, difende la donna e la giustizia, togliendo all’uomo quel privilegio di potere.

Ma parlandone poi in casa con i discepoli, Gesù aggiunge, ristabilendo la donna nella piena soggettività religiosa, che neanche lei ha diritto a ripudiare: perché a nessuno Dio ha dato il diritto di nuocere. Dunque, non giustifichiamoci con il diritto nei nostri fallimenti amorosi, ma confidiamo piuttosto nella misericordia altrui e in quella di Dio.

Ma nella citazione di Genesi fatta da Gesù ascoltiamo anche un’altra cosa molto importante eppure trascurata, cioè che l’uomo o la donna che vuole unirsi a un partner deve prima lasciare suo padre e sua madre. C’è una separazione profonda da agire nei confronti dei propri genitori per imparare a vivere, con loro, e poi con tutti, rapporti non più di dipendenza ma di libertà e di gratitudine. La separazione dai genitori è condizione non sufficiente ma certo necessaria, che rende possibile una nuova unione nella libertà e nella responsabilità.

sorella Maria