La parola folle di Gesù

GADDI, Agnolo, Incoronazione della vergine (particolare di cristo) 1380-85, tempera all'uovo su tavola, National Gallery, Londra.
GADDI, Agnolo, Incoronazione della vergine (particolare di cristo) 1380-85, tempera all'uovo su tavola, National Gallery, Londra.

26 gennaio 2019

Mc 3,20-21

In quel tempo Gesù 20entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. 21Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».


Gesù ha appena scelto dodici uomini per condividere la sua vita quotidiana, ha scelto di legarsi ad altri non in base ai legami di sangue (la famiglia) ma in base a una missione. Vivranno insieme i valori del regno di Dio, contrastando la potenza del male prima in loro stessi per poter poi predicare questo Regno, scacciando i demoni.

“Gesù entrò” in una casa. La casa è un luogo simbolico, ed è il luogo dove Gesù sta per la prima volta con la sua comunità. Non è più la casa costituita dalle generazioni, ma è diventata la casa di Gesù di Nazaret, discendente della casa di David. Èuna casa aperta alle folle che vi si radunano, una casa per gli altri, donata agli altri tanto che non c’è nemmeno lo spazio per soddisfare il bisogno fondamentale, cioè mangiare, perché c’è una fame che spinge la gente a entrare, che è desiderio impellente di essere accolti, riconosciuti, e potersi sentire a casa.

“Allora i suoi…” (v.21). Chi sono i suoi? Marco allude già al problema dell’appartenenza. “I suoi” sono quelli che Gesù ha scelto facendoli suoi o quelli della sua famiglia che vogliono prenderlo? Più avanti nel vangelo saranno i nemici di Gesù che vorranno “prenderlo”, catturarlo (si usa lo stesso verbo).

Marco ci presenta il posizionamento della gente attorno a lui. Ci sono degli scribi che lo denunciano come un posseduto (v. 22), delle folle che lo seguono (v. 7), degli spiriti impuri che gridano: “Tu sei il Figlio di Dio”, i discepoli che stanno con lui (v. 14) e i membri della sua famiglia che escono per catturarlo, impossessarsi di lui: “Dicevano: è fuori di sé”. Mentre le folle entrano in casa con Gesù, loro escono e si pongono come nemici di Gesù. Non capiscono che il Regno trascende ormai la “casa” formata dalle generazioni, e chiede un nuovo ordine nelle relazioni: “Sono venuto a separare l’uomo da suo padre, la figlia da sua madre … e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa” (Mt 10,35). “Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me” (Mt 10,37). Per i familiari di Gesù queste parole sono fuori del buon senso, ma egli ha sempre vissuto di persona quello che ha annunciato e la sua parola è una spada a doppio taglio che mette in ordine le priorità nella vita: il regno dell’amore universale non sopporta i legami familiari, quando impediscono la libertà di un’altra appartenenza: “Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre” (Mc 3,35). La volontà di Dio è di lasciarsi prendere, afferrare, catturare dalla parola di Gesù senza volerne prendere possesso, cioè senza banalizzarla, renderla abitudinaria, imprigionarla nella morale, nella cultura o nella religione. Sentire Gesù “fuori di sé” è necessario alla nostra fede perché possiamo realizzare quanto siamo lontani da lui e quanto siamo posseduti da altre parole, pensieri e sentimenti. Sì, dobbiamo sentire quanto sono fuori intendimento il suo amore e il suo perdono per noi, quanto la sua parola è una parola folle perché è la follia della croce, per lasciarci chiamare sempre di nuovo a entrare nella sua casa.

Sr Sylvie