L’acqua che rinnova

Photo by Dave Hoefler on Unsplash
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Quest'anno meditiamo durante il tempo di Natale attraverso i testi liturgici della tradizione Copta.

Con la sua entrata nel mondo e la sua incarnazione, Gesù Cristo ha santificato la materia, “l’ordinario” della vita terrena, la creazione che il peccato aveva sfregiato, restituendo al nostro corpo la sua sacralità. Immergendosi nelle acque del fiume Giordano e ricevendo lo Spirito Santo con il corpo che egli ha assunto per la nostra salvezza, Gesù ha reso nuovamente l’uomo capace di Dio, tempio dello Spirito Santo.

Santo, Santo, Santo sei tu o Signore, e santo in ogni cosa. Tu sei Dio, l’Essente, senza fine e senza inizio. Sei venuto sulla terra assumendo la forma di un servo e divenendo simile agli uomini. Tu, nostro Sovrano, a causa delle tue compassioni, non hai sopportato di vedere l’umanità sopraffatta dal diavolo. Per questo sei venuto e ci hai salvati. Confessiamo la tua grazia e annunciamo la tua misericordia. Non nascondere i tuoi benefici. Poiché, infatti, tu sei venuto e ci hai salvati. Signore Gesù Cristo, tu che, per mezzo dell’acqua e dello Spirito, hai rinnovato la nostra natura corrotta dal peccato; tu che, al tempo di Noè, hai sommerso il peccato per mezzo dell’esondazione delle acque; tu che, per mezzo di Mosè e dell’acqua, hai liberato gli ebrei dalla schiavitù di Faraone; tu che, al tempo di Elia, per mezzo dell’acqua e del fuoco, hai separato Israele dalla seduzione di Belial; ora, Sovrano nostro, santifica quest’acqua con il tuo Spirito Santo, e concedi a coloro che ne fanno uso in qualsiasi modo, a coloro che la toccano, a coloro che ne bevono, a coloro che vi si bagnano, che essa sia purificazione, benedizione e salvezza (dalla liturgia del Laqqan)

Senza acqua non c’è vita. Tutti sappiamo quanto l’acqua sia essenziale, non solo all’uomo, ma a tutte le forme di vita conosciute sul nostro pianeta. L’acqua è il principale costituente del corpo umano, arrivando anche a rappresentare il 70% della sua massa. La stessa origine della vita sulla terra sarebbe stata impossibile senza acqua. Inoltre, non esiste civiltà che non abbia attribuito all’acqua una grande importanza simbolica: elemento di vita e, al contempo, di morte, simbolo di rinascita e di vita nuova, strumento di purificazione. Eppure l’acqua, per noi esseri umani, è un elemento talmente “ordinario” che ci accorgiamo della sua importanza soltanto durante momenti di crisi o eventi catastrofici come siccità o alluvioni. La liturgia copta del Laqqan (dal greco lekáne ‘bacino’), ovvero la grande benedizione delle acque che precede la Divina Liturgia della festa della Teofania, ci fa ricordare quanto l’acqua sia, invece, un dono talmente straordinario che Dio lo ha voluto legare strettamente al mistero della creazione e della salvezza.

Con la sua entrata nel mondo e la sua incarnazione, Gesù Cristo ha santificato la materia, “l’ordinario” della vita terrena, la creazione che il peccato aveva sfregiato, restituendo al nostro corpo la sua sacralità. Immergendosi nelle acque del fiume Giordano e ricevendo lo Spirito Santo con il corpo che egli ha assunto per la nostra salvezza, Gesù ha reso nuovamente l’uomo capace di Dio, tempio dello Spirito Santo. Allo stesso tempo, essendo egli senza peccato, il suo battesimo non ha avuto l’effetto di una conversione. Esso ha invece restituito all’umanità, per mezzo della santificazione dell’elemento primordiale dell’acqua, la grazia e la benedizione di Dio. In questo modo, ora noi, in Cristo, possiamo ricevere il perdono dei peccati e la nostra rinascita. E ciò avviene mediante la materia, mediante l’acqua che in Cristo diventa strumento di salvezza.

A Betlemme così come al Giordano, Cristo ha rivelato la bontà e la bellezza intrinseche della creazione e della materialità. La materia non è cattiva di per sé. Al contrario, può essere veicolo della presenza e della potenza di Dio. Benedicendo le acque, non solo facciamo memoria del battesimo di Gesù e del nostro battesimo, ovvero della nostra nuova nascita dall’acqua e dallo Spirito, ma affermiamo anche che l’universo intorno a noi non è un magma caotico e maligno ma un cosmo ordinato, sottomesso all’autorità di Dio che in Cristo lo ha sia creato che rinnovato. La benedizione delle acque, che da “ordinarie” vengono rese santificate e santificanti mediante la discesa dello Spirito Santo, ci ricorda che già da ora possiamo partecipare alla nuova creazione inaugurata da Gesù, nella quale la Santa Trinità, rivelatasi sul Giordano, salva regnando sovrana. 

un monaco del deserto