Custoditi, santificati, uniti

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22 maggio 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,11b-26 (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù alzàti gli occhi al cielo, disse: «11Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.12Quand'ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. 13Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. 14Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.15Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. 16Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. 17Consacrali nella verità. La tua parola è verità. 18Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; 19per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità. 20Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: 21perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
22E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. 23Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me.24Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch'essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato; poiché mi hai amato prima della creazione del mondo.25Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto, e questi hanno conosciuto che tu mi hai mandato. 26E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l'amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».


Come le onde del mare, le parole del Gesù giovanneo si susseguono in una progressione di pensiero in cui ogni affermazione pare l’eco della precedente, e nel contempo una variazione sul tema: in tal modo il discorso avanza, quasi con l’aggiunta di pennellate successive, che si affiancano l’una all’altra sulla stessa tavola. Indicatore di questo movimento in crescendo è il ritorno degli stessi termini, con ripetizioni a volte martellanti, come nel caso delle tredici occorrenze del termine “mondo”, per indicare quella forma di esplicito e cosciente rigetto della verità e della giustizia, del bene e dell’amore.

Dinanzi alla minaccia che viene da questa “mondanità” avversa ed estranea alla comunità dei discepoli, Gesù evoca l’idea della custodia: lui stesso, quando era con loro li custodiva nel nome del Padre, e – così facendo – li ha conservati, affinché nessuno di loro andasse perduto (cf. v. 12), e ora questa custodia si fa preghiera al Padre, perché anch’egli continui a custodirli, al riparo dal Maligno (cf. vv. 11b.15). Il Dio biblico, infatti, è descritto come il custode di Israele, che non lascerà vacillare il nostro piede, perché non si addormenterà, non prenderà sonno: il Signore infatti è il nostro custode, è la nostra ombra e sta alla nostra destra (cf. Sal 121,3-5). La sua custodia intreccia la vigilanza, l’assistenza e la protezione di un occhio amante che ha cura, preserva dai pericoli e provvede alle necessità degli uomini.

Questa custodia amorosa diviene santificazione: il “Padre santo” (v. 11b) è colui che ci santifica nella verità della sua Parola (cf. vv. 17.19), come Cristo, il Santo di Dio, ha santificato se stesso per i suoi (cf. v. 19). Non si tratta solo di una “consacrazione”, intesa come azione di Dio che separa e mette a parte una realtà o una persona da ritenersi ormai sacra, cioè distinta dal profano; “nel contesto dell’alleanza che ha stabilito con Israele, il Dio santo vuole comunicare la propria santità al suo popolo; egli invita a entrare in comunione con lui. Si passa a un altro ordine, quello di Dio stesso. La santificazione comprende certo la consacrazione, ma la supera completamente: messo a parte, l’essere viene trasformato dall’interno o, almeno, chiamato ad essere incessantemente trasformato” (Xavier Leon-Dufour).

Custoditi e santificati dal Padre e dal Figlio, i discepoli di Gesù sono chiamati all’unità, a essere una cosa sola, come si ripete per cinque volte (cf. vv. 11b.21-23). Il Maestro, infatti, “dopo l’ultima cena, ha pregato per i suoi, ‘perché tutti siano una sola cosa’ (v. 21). È la sua preghiera prima della passione, potremmo dire il suo testamento spirituale. Notiamo, però, che il Signore non ha comandato ai discepoli l’unità. Nemmeno ha tenuto loro un discorso per motivarne l’esigenza. No, ha pregato il Padre per noi, perché fossimo una cosa sola. Ciò significa che non bastiamo noi, con le nostre forze, a realizzare l’unità. L’unità è anzitutto un dono, è una grazia da chiedere con la preghiera. Ciascuno di noi ne ha bisogno. Infatti, ci accorgiamo che non siamo capaci di custodire l’unità neppure in noi stessi” (papa Francesco).

Custoditi, santificati, uniti e unificati in Cristo, gli uomini possono così passare dalla non conoscenza alla conoscenza del mistero diDio (cf. vv. 23.25-26), sino poter dire: “Noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1Gv 4,16). È questo il dono pasquale del Risorto, che soffia sulla sua Chiesa lo Spirito di conoscenza, cioè quell’amore che illumina gli occhi del cuore e, sfidando la violenza cieca e il buio della morte, accende la vita.

fratel Emanuele