Donato all’io, diviene vita per il noi

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21 maggio 2021

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 17,1-11a (Lezionario di Bose)

In quel tempo Gesù 1alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l'ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. 2Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. 4Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. 5E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. 6Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. 7Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. 9Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. 10Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. 11Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».


Flusso ripetitivo e continuo di parole. Ricezione e consegna, perché ciò che è donato all’io divenga vita per il noi. Il vangelo oggi ci fa immergere in un’esperienza esclusiva di puro e gratuito dono.

Gesù trascorre le ultime ore con i suoi discepoli e prima di consegnare la sua vita per loro, consegna loro un’eredità. Egli si sta avviando verso la morte ma è di fronte a uomini per i quali desidera la vita: “Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10,10). In questo momento di congedo si rivolge al Padre: evoca il passato e apre una prospettiva al futuro, in un continuo andirivieni tra la sua vita di Figlio che ha compiuto l’opera ricevuta dal Padre, e l’avvenire di tutti coloro che in lui si riconosceranno figli e fratelli, accogliendo le sue parole (cf. v. 7), ed entrando in quel rapporto con Dio che è stato del Figlio e che ora egli apre anche a noi.

Di fronte al Padre il passato è ricordo e gratitudine per i doni ricevuti. Gesù è un figlio consapevole che tutto ha ricevuto (“Tutte le cose che mi hai dato vengono da te”, v. 7), egli è di fronte al Donatore, il quale, proprio attraverso il Figlio, immette anche noi nel flusso della gratuità del dono che proviene da lui. Gratuità, dono: parole obsolete oggi. Oggi che tutto viene quantificato, conteggiato, oggi che tutto rientra all’interno di dinamiche meritocratiche e nulla è dato se la prospettiva è quella della perdita. 

Gesù non vuole lasciare i discepoli nell’ignoranza. Egli mira, in ogni suo gesto, in ogni sua parola, alla rivelazione del Padre, perché conoscere il Padre, “questa è la vita eterna” (v. 2). Conoscere il Padre è vita perché significa riconoscersi figli, amati, bisognosi e sempre custoditi, e in questo lento e doloroso processo lasciarci plasmare per divenire, nel nostro povero e fragile cuore umano, capaci dello stesso amore di Dio per tutti gli uomini. Dono che è vita per noi solo se si trasforma in noi in “potere di dare la vita” (v. 2). Potere di “dare” e non di possedere: il potere come possesso crea separazione, “dare” è principio di comunione. Gesù aprendo al futuro sa che i suoi discepoli non riusciranno a rimanere fedeli, “vi disperderete ciascuno per conto suo” (Gv 16,32), ma il suo essere dono è sovrabbondante e si fonda sulla sua stessa fedeltà al Padre e agli esseri umani in questo rapporto di amore gratuito. Lì è anche il fondamento del nostro essere figli e figlie, fratelli e sorelle di tutti.

Questo flusso di parole che oggi ci vengono incontro, se ascoltate con attenta accoglienza possono stravolgere le nostre vite: circondano aprendo, riempiono togliendo. “Perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte” (v. 7), e noi? Sappiamo accogliere la resa alla gratuità, allo spossessamento, al rivolgerci a un Tu per divenire io?

Frère Christian de Chergé, di cui in questi giorni facciamo memoria del dono della vita per i fratelli tutti, scriveva a proposito di queste parole di Gesù rivolte al Padre:

Una preghiera del genere, essendo unità tra Padre e Figlio, è accessibile a un plurale, garantito dallo Spirito. È una tavola aperta. È il nome accessibile a tutti – Padre − che ci contiene, uno spazio di fraternità universale da cui nessuno può essere escluso solo perchè non lo vogliamo … Jacques Rivière ha scritto: “Quaggiù, noi siamo come gente che cerca di ritrovare un nome antichissimo e perduto. Un nome che è nostro. Un nome che ci include tutti. Questo nome è dato (‘Ho manifestato il tuo nome agli uomini’, v. 6), il che vuol dire che l’unità ci è data”. La preghiera di Gesù è esaudita. Sta a noi accorgercene sempre meglio, facendola nostra con un cuore unificato, aperto a tutti.

sorella Elisa