Cari amici e ospiti,

a inizio marzo, entrati repentinamente in una situazione che ha costretto tutti a limitare contatti e incontri e a chiudere la nostra ospitalità monastica, abbiamo attivato una sezione del sito  – “La cura del tempo” –  per aiutarvi con testi e audio a vivere la solitudine e a riempire di contenuti un ritmo quotidiano inatteso.

Ora l’evolversi della pandemia e le disposizioni governative consentono una prudente ripresa di molte attività, con una consapevolezza aumentata circa l’importanza vitale della cura e della solidarietà da viversi giorno dopo giorno.

Sospendiamo perciò questa iniziativa quotidiana, facendo però tesoro di quanto ci ha insegnato: cercare il materiale da proporre, ascoltare le vostre reazioni, constatare una vicinanza e una comunione di intenti per nulla fiaccata dal distanziamento fisico, ci ha aiutato a riscoprire le cose buone che ciascuno di noi aveva in serbo, in quelli che potremmo chiamare gli “archivi della nostra vita”, e a farle diventare un bene condiviso.

Stiamo quindi pensando a come riprendere un’iniziativa analoga, tesa a fare dei giorni e dei mesi che ci attendono un “tempo della cura”, una stagione di cui ignoriamo la durata, ma che ci dovrà vedere impegnati a ricominciare insieme il nostro cammino umano, cristiano e per noi anche monastico.

Vi siamo grati per la sollecitudine mostrataci in questo tempo e per i suggerimenti e i consigli che vorrete darci per proseguire anche attraverso queste pagine la condivisione che ci ha sostenuto nei momenti più difficili.

Ricordandovi nella preghiera, un pensiero particolare va a quanti ancora soffrono a causa della malattia o dell’anzianità, a coloro che si prodigano quotidianamente nella cura e a quanti vivono con ansia e preoccupazione l’incertezza riguardo al lavoro e alle possibilità di sostentamento.

Un saluto fraterno
Fr. Luciano, priore, con i fratelli e le sorelle di Bose

Dio non è quel che credi

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Per parlare di Dio siamo costretti a usare parole, immagini, rappresentazioni. Ogni religione, ogni credente ha le sue. Perfino quelli che non credono hanno un’idea di Dio. Ma Dio, nessuno l’ha mai visto. Non è una realtà del mondo che potrebbe essere oggetto di un sapere, scientifico o no. Non lo si trova né nell’infinitamente grande, ai limiti dell’universo, né nell’infinitamente piccolo, nel cuore degli atomi. Non si può descriverlo, non si può rappresentarselo, eppure bisogna usare delle parole per parlarne...

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Il suo volto e il tuo

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Non amiamo da lontano ma da vicinissimo, nella condivisione di una presenza comune. Si tocca, si sente. Amiamo la bellezza della presenza, e questa si manifesta nel corpo reale di chi amiamo. Esiste sì una vaga nozione di bellezza interiore, ma conduce solo a misere aporie: se è davvero interiore questa bellezza, non la si vede, e non serve a nulla; e se la si vede, allora è in parte esteriore e ci chiediamo perché qualificarla come interiore. La mia bellezza sei tu che me la fai vedere, e io ti faccio vedere la tua, i nostri volti l’uno verso l’altro ci rivelano a noi stessi. Senza incontrarti, come potrei incontrare me stesso? Come potrei perfino vedermi? Come potrei mai sapere che sono qui?

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Resurrezione: l'immagine di Dio in noi

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Dio, nel suo amore, ha sempre avuto un unico progetto per l’uomo, un progetto di vita beata. Creandolo a sua immagine, lo destinava all’immortalità, cioè alla partecipazione della sua vita eterna: così l’avevano compreso i padri della chiesa.

Tuttavia, nato dalla terra, l’uomo era sottomesso alla morte che assoggetta tutto ciò che comincia a essere; egli non poteva entrare in Dio se non a condizione di rinascere dall’alto (cf. Gv 3,3), se l’accettava liberamente. Come ci ha creati tutti in Cristo, per mezzo di lui e in vista di lui (cf. Col 1,16), così Dio ha deciso da sempre di strapparci alla morte e di aprirci un accesso fino a lui attraverso la resurrezione di Cristo, di cui aveva previsto che la perfetta obbedienza al suo disegno di amore avrebbe effuso la sua grazia sulla moltitudine degli uomini (cf. Rm 5,15.19).

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