La vita spirituale oggi - Enzo Bianchi

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8 aprile 2018

Ascolta un passaggio dell'incontro

Ha preso avvio domenica 8 aprile, il consueto itinerario primaverile costituito da tre giornate tenute da fr. Enzo, fondatore della Comunità, su temi di vita cristiana ed ecclesiale. Il ciclo di incontri di quest’anno  verterà su temi costitutivi della vita del cristiano: la vita spirituale, quest’oggi, la vita comunitaria ed ecclesiale, nel prossimo incontro, e la vita cristiana nella compagnia degli uomini, in dialogo con uomini e donne che non si professano cristiani, nel terzo.

Alla presenza di circa cinquecento persone, fr. Enzo ha esordito ricordando che la vita spirituale caratterizza la vita di tutti i cristiani, e non solo di alcuni, che vivono sotto la guida dello Spirito santo. La vita spirituale si distingue dalla vita interiore che è una dimensione della vita di ogni essere umano: chi viene al mondo pone domande a chi c’è già, cresce cercando di capire che significato hanno per lui le cose, cerca la fonte del senso della vita, vive nel proprio corpo, nella storia del suo tempo. La vita spirituale si innesta in essa e la eccede poiché nella propria vita il cristiano riconosce l’azione dello Spirito santo.

La vita spirituale è stata spesso spiegata con diverse immagini molto efficaci: una salita, una scalata, ma anche una discesa in profondità o una traversata sopra acque profonde. Questa dinamica di mutamento non è mai definitiva o unidirezionale, è bensì caratterizzata dall’andare avanti e indietro, dalla riuscita e dal fallimento, dal restare saldi e cadere. In essa si esperisce la grazia che dona forze ed energie per avanzare: è proprio lo Spirito che viene da Dio a lavorare in noi.

Conoscere noi stessi e le domande che ci abitano è compito e fatica di noi cristiani, ma bisogna guardarsi da alcune possibili derive della vita spirituale. Tali derive sono state denunciate con forza anche da papa Francesco nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate, uscita in questi giorni. La prima di esse è il soggettivismo spirituale, il tendere a una perfezione della persona come grado più elevato di santità in una vita disincarnata. Ma è proprio sulla fragilità della carne che Gesù Cristo si china per guarire, è la nostra carne fragile che Gesù ha voluto assumere per mostrarci una vita di amore. La seconda deriva consiste invece nel vivere la propria vita spirituale come volontà e sforzo. In questo caso il rischio è di dimenticare che tutto dipende dalla misericordia di Dio, colui che ci ha amati prima che lo amassimo a nostra volta.

 La vita spirituale propriamente cristiana è la vita animata dallo Spirito santo in una vita cammino di sequela di Gesù Cristo e cioè in una vita in cui lo si riconosce come maestro, profeta, narratore di Dio agli uomini. È una vita che ha inizio con il battesimo, quell’evento operato dallo Spirito santo che ha causato la trasformazione della nostra vita in una vita in Gesù Cristo. 

È possibile individuare tre momenti nella vita spirituale: la conversione, della sequela e dell’unificazione a Dio. La conversione è sempre urgente e necessaria, ma non è una iniziativa che parte da noi, ma da Dio. Fammi ritornare, Signore, e io ritornerò (Ger 31,18), riconosce il profeta Geremia. La sequela è un’urgenza, un impegno che consiste nel seguire le tracce di Gesù, cercare di afferrarlo per essere da lui afferrati. Per vivere la sequela, bisogna frequentare Gesù attraverso i vangeli e riconoscere che la sua è stata una vita buona, bella e beata. La tappa dell’unificazione a Dio è la più elusiva, ci sfugge; quando la viviamo sta già scomparendo: come i discepoli di Emmaus che al riconoscere Gesù nello spezzare del pane, già non lo vedono più.

La vita spirituale cristiana è quindi un cammino, un tragitto, elemento imprescindibile per poter parlare, come faremo nei prossimi incontri, di vita ecclesiale e di vita nella storia e nella compagnia degli uomini.

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