Messaggio di Anastasios Arcivescovo di Tirana, Durazzo e di tutta l’Albania

XXV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa
IL DONO DELL'OSPITALITÁ
Monastero di Bose, 6-9 settembre 2017
in collaborazione con le Chiese ortodosse

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Nr. Prot. 615/2017

Saluto Al XXV Convegno Ecumenico Internazionale di Spiritualità Ortodossa
Monastero di Bose 6-9 Settembre 2017

Reverendissimo p. Enzo Bianchi
Presidente del comitato scientifico del Convegno,

Il nome del Signore sia benedetto!”

Salutiamo di cuore il compimento dei 25 anni dei “Convegni Ecumenici Internazioli per lo studio della Spiritualità Ortodossa”. Questa ricerca sistematica costituisce sicuramente un contributo spirituale significativo al movimento ecumenico contemporaneo. Ringraziamo anche calorosamente per l’invito che avete rivolto alla Chiesa Autocefala di Albania a partecipare anche al convegno di quest’anno, nel quale Essa sarà rapprresentata da S. E. il vescovo di Bylis Asti.

“Il dono dell’ospitalità” presenta interesse da diversi punti di vista e già dai titoli delle relazioni dei distinti oratori, così come sono riportati dal programma, manifesta il proposito di un’analisi del tema da molteplici prospettive.

Ci sia consentito di sottolineare inoltre la connessione della “stranierità” (xeniteia) e dello “straniero” con la missione apostolica e la responsabilità della Chiesa nella diffusione del Vangelo in nuovi ambiti geografici e sociali.

Il nostro Signore Dio-Uomo, l’Inviato del Padre, ha vissuto la dimensione della stranierità a diversi livelli e ha identificato se stesso con lo straniero (cf. Mt 25,35.43). Questa verità è riassunta poeticamente in un inno della Chiesa Ortodossa che si canta nella processione dell’Epitafio. In esso Giuseppe di Arimatea, rivolgendosi a Pilato, dice:

Dammi questo straniero, esiliato fin dall’infanzia come straniero nel mondo.
Dammi questo straniero, che i suoi fratelli di razza per odio hanno ucciso come straniero.
Dammi questo straniero, di cui stranito contemplo la morte strana.
Dammi questo straniero, che ha saputo accogliere poveri e stranieri.
Dammi questo straniero, che gli ebrei per invidia hanno estraniato dal mondo.
Dammi questo straniero, perché io lo seppellisca in una tomba, giacché, come straniero, non ha ove posare il capo1.

Il Signore crocifisso e risorto nell’ultimo mandato rivolto ai suoi discepoli ha ordinato: “Andate dunque e fate discepole tutte le genti” (Mt 28,19). Li ha inviati in una forma particolare di xeniteia, in ambienti tutt’altro che familiari. Essi furono chiamati a trasmettere in paesi stranieri il messaggio del Vangelo, che sarebbe parso “strano” ai nuovi ascoltatori. Gli apostoli affrontarono i molteplici problemi che si presentarono davanti a loro, muovendosi in differenti culture con varie tradizioni, principi, valori.

Da allora, quanti si sono dedicati all’opera apostolica hanno affrontato – e tuttora affrontano – svariati problemi connessi con la dimensione della “stranierità” (xeniteia): la diffidenza e l’ostilità di diverse cerchie di persone che li hanno considerati degli “stranieri” pericolosi. In molti casi vi è stata un’accoglienza piena di riconoscenza. In altri, uno scontro che ha portato al martirio. La condizione di stranierità si lega alla missione apostolica e viene santificata attraverso di essa. Resta evidentemente la condizione di vita dei discepoli di Cristo che tuttora sono inviati dalla Chiesa verso i nuovi confini del mondo.

Prego umilmente che lo Spirito Santo illumini e guidi le riflessioni, le discussioni e le proposte di tutti i partecipanti a questo straordinario incontro ecumenico e che i suoi risultati possano arricchire il pensiero teologico contemporaneo e la vita e l’attività della Chiesa.

Tirana, 4 Settembre 2017

Con profondissimo amore nel Signore nostro Gesù Cristo
+ Anastasios Arcivescovo di Tirana, Durazzo e di tutta l’Albania

1Triodion, Grande e Santo Sabato, orthros, in Anthologhion II, a cura di M. B. Artioli, Roma 2000, pp. 1127-1128.

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