Pasqua di Resurrezione

 

Nell’antifona pasquale noi cantiamo: “Surrexit sicut dixit! Alleluja!”, “È risorto come ha detto! Alleluja!”. Certamente questa è un’eco della parola dei due uomini, di Mosè ed Elia: “È risorto, come aveva detto” (cf. Lc 24,6). Ma in un manoscritto medioevale c’è una variante che è straordinaria. Non sappiamo da dove derivi, può anche darsi che questo amanuense che ricopiava abbia fatto addirittura un errore: o beata colpa, in questo caso! Perché lui ha trascritto: “Surrexit sicut dilexit”, “Risuscitò come amò”, non “come disse (dixit)”. Si potrebbe dire: “è risorto come ha amato”, o anche – mi piace dire con Luca – “è risorto perché ha amato”, “hóti egápesen polý”. Vi ricordate le parole dette da Gesù alla donna: “Le è molto perdonato, perché molto ha amato” (Lc 7,47). Ma potremmo dire che uno risorgerà “hóti egápesen polý”, perché ha molto amato. La resurrezione è per sempre inscritta nell’amore, e non si può più dire la parola amore senza dire anche resurrezione.

Gli antichi amavano dire éros-thánatos, amore e morte. Per noi cristiani è solo possibile dire: amore e resurrezione, perché l’amore è più forte della morte, e l’amore per noi è resurrezione. Questa è la nostra fede cristiana: dipende da una rivelazione, da una Parola di Dio, che noi accogliamo ricambiando il Signore semplicemente con l’amore. Se lui surrexit sicut dilexit, ognuno di noi risorgerà come ha amato.

 Bose, 30 marzo 2013 
Omelia di ENZO BIANCHI

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