Pasqua di Resurrezione

 

E questo invito dell’angelo non è un invito a un esercizio intellettuale, tanto meno a un esercizio psichico, mnemonico: è un invito a un esercizio di fede e di amore. Non si trattava di ricordare un insegnamento come facevano gli ebrei, tra i quali un rabbino ricordava l’insegnamento del suo maestro, ma di un ricordare rivivendo. Ecco perché i Dodici dovranno imparare dall’ascolto di queste donne (cf. Lc 24,8-11); dovranno imparare dall’azione di un viandante che in un’osteria di Emmaus spezza il pane (cf. Lc 24,13-35); dovranno imparare da un giardiniere che chiama per nome la Maddalena (cf. Gv 20,11-18), ma in un modo suo; dovranno imparare da come uno sconosciuto sulla riva del lago dà loro da mangiare (cf. Gv 21,1-14). Tutto questo è possibile se Dio alza il velo. Ma per raccogliere la rivelazione, occorre davvero essere coinvolti nella vita di Gesù, occorre aver conosciuto il suo amore fino ad amare; e allora sì, allora si conosce davvero Gesù. E oserei dire di più: si conosce allora la resurrezione. Mi ha sempre impressionato che nello straordinario affresco riguardante la resurrezione, che tutti voi conoscete, presente nella chiesa di san Salvatore in Chora a Costantinopoli, stia scritto: “He anástasis Iesoûs Christós”. Attenzione: non “La resurrezione di Gesù Cristo”, ma “Gesù Cristo è la resurrezione” – non c’è nessun genitivo –, “Gesù Cristo è la resurrezione”. Per questo noi cristiani possiamo dire che, come Gesù Cristo è il Vangelo e il Vangelo è Gesù Cristo, così la resurrezione per noi è solo Gesù Cristo e Gesù Cristo è la resurrezione. Ecco perché amare Gesù è amare la resurrezione, credere Gesù è credere la resurrezione, sperare Gesù è sperare la resurrezione. La resurrezione è solo questione di accoglienza di una parola, accoglienza che avviene nell’amore. Potremmo dire che la resurrezione è solo una questione di amore: non risponde a nessun processo, neanche al processo esegetico, intellettuale di interpretazione delle Scritture.